La fotografia politica di Livorno non cambia: qui il centrodestra non riesce a sfondare
LIVORNO. Definire ancora oggi Livorno una “roccaforte rossa” rischia di farci cadere nel pericolo di una iperbole. I fatti però ci dicono che Livorno continua ad essere un fondamentale serbatoio di voti e di consensi per il centrosinistra: dopo la sbornia pentastellata alle amministrative del 2014 (ma quello fu davvero un voto contro un sistema politico-amministrativo), i livornesi sono tornati ad esprimere la loro vocazione progressista confermandola anche in questa appassionata tornata elettorale (e referendaria). I numeri parlano chiaro: il Partito Democratico resta il più votato in città con una percentuale che supera il 36% e trascina così la coalizione di centrosinistra (dove è fiacco il rendimento di Italia Viva, appena sopra il 3%) che alla fine vola oltre il 46%. Da notare che il neopresidente Eugenio Giani raccoglie più del 48% dei consensi, 2 punti percentuali in più, a dimostrazione che il voto disgiunto (o voto utile a secondo di come si preferisce chiamarlo) ha avuto un ruolo importante ma non decisivo: a farne le spese sono stati soprattutto Irene Galletti, mezzo punto in meno del Movimento 5 Stelle che la sosteneva e soprattutto Tommaso Fattori, candidato di Toscana a Sinistra, che ha raccolto un punto in meno rispetto alla lista. Un esito peraltro prevedibile dopo gli appelli delle ore precedenti all’apertura dei seggi.
E il posizionamento politico della città emerge anche dal voto ottenuto dalle due formazioni di sinistra “dure e pure”, quelle che cioè erano “contro” sia Giani sia Ceccardi: stiamo parlando di oltre il 5%, col Partito Comunista al 3,5% (il miglior dato in Toscana) e il Partito Comunista Italiano vicino al 2%. Riusciranno prima o poi a unirsi per dare più forza alle loro istanze entrando nelle assemble elettive? Livorno potrebbe rappresentare al riguardo un laboratorio interessante, magari a partire dal prossimo anno quando a Livorno si celebreranno i 100 anni della nascita del Partito Comunista d’Italia dopo la scissione dal Partito Socialista. Passando dalla parte opposta dell’agone politico, si certifica che per l’ennesima volta il tentativo di spallata da parte del centrodestra non sorte effetto a Livorno. La coalizione a sostegno di Susanna Ceccardi ottiene appena il 33% e rispetto alle amministrative di poco più di un anno fa registra solo un travaso di voti tra la Lega (che scende al 19% ) e Fratelli d’Italia (premiati dall’11%) che diventa così il terzo partito in città. Un vero e proprio boom sulla linea del trend nazionale. Mentre non si arresta il declino del Movimento 5 Stelle che riesce a raggiungere a fatica il 10%. Per i pentastellati, l’unica soddisfazione è dato dall’esito referendario: i sì alla riduzione del numero di parlamentari superano il 65% a Livorno.
È però necessario fare un passo indietro e tornare al centrodestra: il risultato di Ceccardi a Livorno è importante e mostra comunque un radicamento sul territorio dei partiti di destra (Forza Italia, più moderata, è quasi scomparsa al 2%) ma non è il caso di parlare di record: nel 2000, infatti, Altero Matteoli qui a Livorno riuscì a raggiungere il 32,4%. Dunque più o meno il risultato dell’ex sindaca di Cascina. Stilando un primo bilancio di questo voto regionale, si può dunque dire che fotografa gli stessi rapporti di forza emersi alle amministrative 2019, ferme restando le differenze tra le due tornate elettorali. E di questo esito potrà avvantaggiarsi l’amministrazione del sindaco Luca Salvetti. Spostandoci un po’ più a sud, nel comune di Rosignano, la vittoria di Giani su Ceccardi è più netta: il presidente sfiora il 48% mentre la sua avversari resta dieci punti percentuali sotto. Tutto confermato rispetto alle ultime regionali e soprattutto in rapporto alle comunali di un anno fa.
La sorpresa arriva appena facciamo ingresso nel territorio comunale di Cecina: qui Susanna Ceccardi ottiene almeno una vittoria parziale, conquistando più del 45% dei voti (la metà arrivano direttamente dalla Lega), mentre Giani supera di poco il 43% (con il Pd attorno al 35%). Nel cecinese, dunque, il vento di centrodestra soffia più forte rispetto alle realtà vicine (anche a Castagneto Carducci mentre a Bibbona prevale Giani) e il centrosinistra locale dopo i (giusti) festeggiamenti qualche domanda dovrà pur farsela...