Crisanti: "Zaia premiato per come ha gestito il Covid. Anche grazie a me"
Il virologo Andrea Crisanti segue da Londra i risultati delle elezioni: «I veneti hanno premiato Zaia per come ha gestito l’epidemia, con tutti i meriti e le contraddizioni del caso».
Professore, cosa intende?
«In una situazione disastrosa il presidente mi ha dato retta seguendo l’evidenza scientifica».
C’è un effetto Crisanti?
«Se non fosse stato per me Zaia avrebbe combinato un disastro. Il 28 febbraio parlò di epidemia mediatica, poi si è preso il merito e non ho potuto tacere».
Avete litigato?
«No, l’ho trovata una debolezza umana, ma non mi sono fatto mettere i piedi in testa e ho difeso i meriti miei e dell’Università di Padova».
Zaia glieli riconosce?
«Sarebbe doloroso per lui. La gratitudine è un sentimento raro che talvolta genera ostilità».
Questo le ha dato problemi?
«Ho solo ricevuto qualche suggerimento di abbozzare, ma sono una persona libera. Dopo 25 anni all’Imperial college di Londra non devo niente a nessuno».
Poi le hanno offerto una candidatura?
«Al Senato per il centrosinistra e il M5s, ma preferisco rimanere uno scienziato. E’ così che mi sento più utile. Magari quando andrò in pensione ci penserò, ma mancano cinque anni».
Lei è di sinistra?
«Sono contro le diseguaglianze e per le pari opportunità. Mi piaceva la terza via di Blair, mentre ho sofferto l’era Corbin. Sicuramente non sono di destra».
E nella politica italiana?
«Trovo nel Pd un punto di riferimento, anche se è dilaniato da tante contraddizioni».
Preferisce quello più di sinistra di Zingaretti o quello più riformista di Renzi?
«Bisogna vedere se Renzi sia davvero riformista… Mi sento un liberal senza casa, attento alla giustizia sociale. Ho dedicato anni a contrastare le epidemie del terzo mondo».
E’ vero che è contrario al G20 sulla salute in Lombardia?
«Se vogliamo commemorare i morti facciamolo lì, ma se celebriamo il modello italiano contro il coronavirus meglio il Veneto o il Lazio».
Un complimento a Zingaretti?
«Ci mancherebbe, hanno lavorato bene anche a Roma e lo Spallanzani è un punto di riferimento».
Ci sarà una conseguenza epidemica delle elezioni?
«Tanta gente che si muove non è irrilevante, ma come al solito molto dipende dai comportamenti. Viviamo un equilibrio instabile in cui da una parte ci siamo noi e dall’altro il virus». —
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