Il vigneto Friuli soffre: tra gennaio e giugno export in calo del 16,3%
UDINE. Netto calo dell’export del vino friulano nel primo semestre del 2020, caratterizzato, come tutti sappiamo, dal lockdown per il Covid 19. Le vendite all’estero, tra gennaio e giugno, hanno toccato quota 51,7 milioni di euro, con una flessione pari al 16,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Una battuta d’arresto piuttosto brusca, dopo anni di crescita, anche perchè il dato è tra i più negativi d’Italia. Peggio di noi, infatti, tra le regioni big in fatto di esportazioni fa solo la Lombardia (-18%), anche se segni negativi importanti li registrano l’Umbria (-22,8%) e la Calabria (-18,4). La crisi da coronavirus non sembra aver “picchiato” per tutti in modo uguale.
Il Trentino Alto Adige, il principale concorrente del Friuli per quanto riguarda i bianchi, ha fatto segnare un +1,3%, mentre l’Emilia Romagna ha dichiarato un più 2,8% e la Sicilia un ragguardevole più 6,5%.
Infine brilla la Liguria che ha fatto meglio di tutti con un più 8,9%. Il Veneto, da solo, nonostante una perdita del 3,6%, vale oltre un miliardo di export, grazie al traino del Prosecco, che anche in tempi di lockdown non ha conosciuto freni nei mercati tradizionali del Regno Unito e degli Stati Uniti.
Complessivamente l’export italiano, per la prima volta negli ultimi anni, è sceso sotto i 3 miliardi (per la precisione 2,91 miliardi), con un decremento percentuale di poco superiore ai 3 punti. E dire che il primo trimestre (gennaio-marzo) era partito molto bene non risentendo ancora dell’effetto Covid, facendo segnare, su scala nazionale, un più 6.2%, mentre tra aprile e giugno si è evidenziato un crollo del 12,1%. Molto più contenuto il calo in volume -0,4%, che indica però un generale e diffuso decremento del prezzo medio di vendita di bianchi e rossi.
Le principali difficoltà sono state registrate nei mercati asiatici con un meno 21,4%, hanno retto decisamente l’Europa (-2%) e gli Usa (-1%). Fra i mercati extra Ue male Giappone, Russia e Cina, il primo Paese colpito dall’epidemia. Naturalmente il mondo del vino si augura che il terzo e il quarto trimestre possano rappresentare un rimbalzo significativo dell’export, anche perchè molte cantine, tra le più importanti e prestigiose del Collio e dei Colli Orientali, hanno giacenze notevoli e il prodotto che è di alta qualità ovviamente, non potrà essere svenduto.
Dall’export alla vendemmia il passo è breve. Le ultimissime previsioni (le uve bianche sono state quasi tutte portate in cantina, mentre si sta procedendo con la raccolta delle uve a bacca rossa che terminerà a metà ottobre) parlano di una produzione in calo del 7% rispetto al 2019, quando ci fu un eccesso di vino. Si stima una produzione 2020 di 1,66 milioni di ettolitri, contro 1,78 milioni dell’anno precedente.
Si attendono, dopo l’affinamento, dei bianchi particolarmente buoni, mentre sui rossi le previsioni degli esperti sono meno nette e concordi. La stagione non ha risentito finora di condizioni climatiche avverse, nè ci sono stati periodi di intenso stress idrico. Questi sono fattori decisamente importanti per la buona riuscita della stagione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA