Effetto Covid, in Friuli sono a rischio chiusura 1.316 negozi e attività
UDINE. Nel corso degli ultimi 12 mesi in Fvg i pubblici esercizi hanno tenuto la serranda abbassata per 104 giorni. Entro la fine del 2021 rischiano di non alzarla più ben 1.068 attività. A dirlo è il dossier di Confesercenti “Le imprese nella pandemia” che racconta quanto è accaduto nel settore da marzo 2020 in avanti. Confesercenti mette in fila i numeri di un bollettino di guerra: nei 12 mesi di convivenza forzata con il virus l’Italia ha bruciato 183 miliardi di euro di Pil e 137 miliardi di consumi, 36 dei quali vanno addebitati all’assenza dei turisti. La spesa è tornata indietro di 24 anni, crollata ai livelli del 1997. Confeserecenti non esita a definirla una catastrofe, denunciando l’effetto licenziamenti della pandemia: ha fatto saltare fin qui 262mila lavoratori autonomi, che rischiano di non essere gli ultimi.
«Se non arriveranno sostegni adeguati – dice il dossier – nel 2021 rischiano di cessare l’attività 450mila imprese e di venir meno 2 milioni di posti di lavoro». Dietro alla contrazione dei consumi e del prodotto interno lordo ci sono anzitutto le restrizioni alle attività e al movimento delle persone messe in campo per contenere la diffusione del virus. Misure di cui hanno fatto le spese, per periodi differenti a seconda delle regioni e dei comparti, circa 2,6 milioni di imprese. I pubblici esercizi hanno chiuso da un minimo di 69 giorni a un massimo di 154. In media sono rimasti chiusi completamente per 119 giorni. In Fvg come detto è andata appena un po’ meglio: le chiusure si sono attestate subito dopo le 100 giornate, a quota 104. Ma l’erta che i pubblici esercizi stanno scalando da 12 mesi a questa parte è tutt’altro che terminata.
Tra crisi prolungata – e ristori ancora insufficienti – le attività economiche sono al limite. L’impatto della crisi minaccia ancora con forza bar, ristoranti e negozi di abbigliamento. In mancanza di una ripresa, che passa dalla normalizzazione della spesa delle famiglie e dall’entità delle future restrizioni, da qui a fine anno rischiano di saltare 51mila pubblici esercizi e 14mila negozi di abbigliamento a livello nazionale di cui rispettivamente 1.068 e 248 in regione. Fondamentale per Confesercenti sarà l’esito della campagna vaccinale: se il rafforzamento annunciato dal nuovo esecutivo dovesse avere successo, il trend potrebbe essere invertito rapidamente. In particolare sarebbero finalmente possibili stabili recuperi di attività, portando a guadagnare nel 2021, tra aprile e dicembre, 20,3 miliardi di Pil e 12 miliardi di consumi.
L’attenzione ora per il Dl Sostegni, atteso con ansia dalle imprese. La bozza circolante però non convince Confesercenti: «Sebbene sia positivo il superamento del codice Ateco, troviamo inaccettabile il colpo di spugna sulle perdite subite dalle imprese nel 2020 e mai ristorate».