De Monte si difende: «Violati i miei dati» e attacca l’ex ministro Lorenzin e l’ordine dei medici
UDINE. Amato De Monte va al contrattacco affidandosi a un legale di fiducia e preannunciando denuncia-querela dopo che la notizia della sua vaccinazione con un siero cinese – «peraltro mai confermata» spiega l’avvocato Giorgia Tripoli – è diventata di dominio pubblico scatenando una nuova serie di polemiche.
«È sconcertante leggere su alcune testate giornalistiche – scrive Tripoli – che il dato relativo alla vaccinazione del mio cliente sia stato estrapolato dal fascicolo sanitario “consultabile” (cito testualmente) dal sito della Regione. È bene ricordare, allora, che i dati sanitari di un soggetto sono i dati sensibili per eccellenza e come tali vanno trattati e protetti.
Non è assolutamente vero, dunque, che il fascicolo sanitario e quello vaccinale sono consultabili e, infatti, per accedervi è necessario il consenso del titolare dei dati con la consultazione che avviene soltanto attraverso accesso con firma digitale da parte di un soggetto autorizzato (normalmente un dipendente dell’Azienda sanitaria).
L’accesso ai dati, la loro estrapolazione e la diffusione senza il consenso della persona, sono condotte che costituiscono reato, così come è reato la diffusione di dati sensibili (a prescindere da come se ne sia entrati in possesso)».
Detto che su questo «AsuFc si è già resa disponibile a “scovare” il soggetto (oppure i soggetti) che hanno eseguito l’accesso al fascicolo sanitario e ne hanno estrapolato i dati» e preannunciando che nei prossimi giorni «verrà depositata denuncia-querela a Udine per avviare le indagini informatiche e rintracciare chi ha violato il sistema», la legale di De Monte attacca sia il presidente dell’ordine dei medici Filippo Anelli sia l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
«Spiace leggere i commenti del presidente della Fnomceo Anelli – continua – che, in quanto medico, conosce senz’altro in maniera approfondita la normativa sulla privacy e la delicatezza dei dati sanitari, ma che invece di soffermarsi su tale gravissimo illecito perpetrato ai danni di un suo collega, redarguendo i suoi iscritti e le Aziende sanitarie sui rischi di una tale condotta, ha commentato il dato del vaccino cinese, peraltro mai confermato da De Monte, come se fosse normale ritrovare sui giornali i dati sanitari di un utente del Servizio sanitario.
Le Regioni e le Aziende sanitarie spendono migliaia di euro l’anno per proteggere la privacy dei cittadini eppure nessuno si è chiesto come sia stato possibile l’accesso – reiterato – e la diffusione ai media di dati sanitari del dottore. E nessuno, nemmeno l’ex ministro Beatrice Lorenzin (che come Anelli dovrebbe conoscere perfettamente il regolamento sulla privacy) ha speso una parola sulla gravità dell’accaduto. Anzi».
La convinzione espressa da Tripoli nella sua accusa che precede la denuncia in Procura a Udine, dunque, è chiara e si rivolge anche alla Regione.
«Non può passare il concetto che chiunque possa accedere ai fascicoli sanitari di chicchessia come se fosse assolutamente normale – conclude – e, anzi, come se i nostri dati sanitari fossero veramente consultabili: credo che non farebbe piacere a nessuno sapere che chiunque può andare a sbirciare se siamo malati oppure sani, se prendiamo farmaci, se abbiano avuto problemi di salute più o meno intimi.
Oggi è toccato al dottor De Monte, domani può toccare a un politico, a un giudice oppure a un funzionario. La Regione deve immediatamente correre ai ripari altrimenti, a breve, ognuno potrà vedere la propria vita sbattuta sul giornale, per scopi politici o interesse personale». —