Mazzetti e i pericoli sui Colli Euganei: «Abbiamo fermato i cavatori 50 anni fa. Oggi le mountain bike sono la devastazione»
TEOLO. «Cinquant’anni fa siamo riusciti a fermare i cavatori che stavano distruggendo il paesaggio, oggi non siamo in grado di porre fine a quella che è diventata una nuova emergenza sui sentieri dei Colli Euganei: la devastazione delle mountain bike».
L’attacco agli appassionati delle bici fuoristrada lo ha sferrato domenica mattina, al centro convegni dell’Abbazia di Praglia, Antonio Toni Mazzetti. Il naturalista è intervenuto durante la presentazione del libro sulla ricorrenza dei cinquant’anni della legge che ha bloccato le cave: “I Colli Ritrovati”.
Il naturalista di Este, profondo conoscitore dell’area del Parco Colli, ritiene che le mountain bike e ancor più le moderne e-bike creino danni irreparabili alla rete dei sentieri e siano diventate un serio pericolo per il paesaggio e per chi sui colli ci va per camminare.
«I danni che creano soprattutto in discesa sono sotto gli occhi di tutti», afferma Mazzetti.
«Quel che più mi indigna è che questi “samurai della domenica” che si mettono in sella bardati di tutto punto non hanno un minimo di rispetto per le persone che incontrano lungo i loro itinerari. Si scocciano e talvolta reagiscono in malo modo quando sono costretti a rallentare perché sul sentiero ci sono degli amanti del trekking».
Toni Mazzetti dopo aver insegnato per anni nelle scuole di Este e aver scritto diversi volumi sulla flora, la geologia e la toponomastica dei Colli Euganei, mette a disposizione le sue conoscenze in materia di scienze naturali a coloro che intendono conoscere a fondo il territorio euganeo attraverso passeggiate e momenti di meditazione nella natura.
«Fino a poco tempo fa portavo i gruppi di escursionisti sul sentiero Lorenzoni del monte Venda e sul monte Rua, oggi non mi fido più perché si rischia di venire coinvolti dai ciclisti», aggiunge.
«Preferisco fare la cresta del Rocca Pendice che è molto più impegnativa perché almeno sono certo di non incontrare ciclisti conle mountain bike. I Colli sono diventati una palestra, non è così che si gode il paesaggio».
«Qualche settimana fa stavamo affrontando a passo lento la salita del Roncognolo di Scanavacca sul Venda quando abbiamo incontrato uno in mountain bike che scendeva dal Lorenzoni e che ci ha detto “state salendo a vostro rischio e pericolo perché stanno arrivando a tutta velocità almeno trenta bici”. Basterebbe solo un po’ di buon senso, la convivenza sarebbe possibile anche se ultimamente è diventata difficile perché nella maggior parte dei ciclisti, soprattutto quando sono in gruppo, regna la maleducazione».
Mazzetti è dell’avviso che i danni che creano le mountain bike siano pari a quelli delle moto da cross.
Il naturalista spera che la Regione Veneto, forte del decreto ministeriale a firma Pattuanelli, Franceschini, Cingolani, pubblicato in gazzetta ufficiale lo scorso 1 dicembre, che vieta la circolazione di qualsiasi mezzo sulle strade forestali, prenda una decisione in grado di salvare il paesaggio degli Euganei. ––