Mantova, mancate bonifiche: chiesto il processo per 19 imputati
MANTOVA. Battute finali, davanti al giudice per l’udienza preliminare Beatrice Bergamasco, del processo che vede sul banco degli imputati sedici dirigenti e tre aziende del polo chimico accusati di inquinamento ambientale e di omessa bonifica. Le aziende chiamate a giudizio sono Versalis, Edison e Syndial. All’inizio dell’indagine gli indagati erano 38 ma durante le indagini si sono ridotti a 19. Per la Ies, a cui è stato contestato soprattutto l’inquinamento e che ha il maggiore numero di indagati – quindici, più la società – c’è un procedimento a parte per il quale non è ancora stata fissata l’udienza preliminare.
Sono 43 i capi d’imputazione contestati dalla Procura per la violazione degli obblighi imposti dalla normativa ambientale. L’accusa fa riferimento alla contaminazione da mercurio nei terreni e nelle acque sotterranee, in corrispondenza dell’ex impianto Cloro-Soda dello stabilimento Montedison, le contaminazioni da idrocarburi aromatici, come benzene e cumene, e quelle da idrocarburi leggeri e pesanti. E ancora è contestata la contaminazione da mercurio e altri metalli nell’area del Cavo San Giorgio e nel canale Sisma, oltre all’inquinamento da benzene e idrocarburi nel Diversivo del Mincio.
Le indagini sono state condotte negli ultimi cinque anni da un pool di magistrati composto dal procuratore e dai sostituti Silvia Bertuzzi, Donatella Pianezzi e Carmela Sabatelli. Il polo chimico è stato suddiviso in otto aree inquinate, sulla base delle ordinanze emesse dalla Provincia a partire dal 2012. «Si tratta di questioni complesse, siamo di fronte a contaminazioni storiche – ha affermato il procuratore Manuela Fasolato – a tal proposito vorrei chiarire che se qualche azienda subentra in un sito di contaminazione storico è responsabile della bonifica nei limiti del valore del bene acquisito. Ci sono però anche le responsabilità di carattere amministrativo. La commissione ministeriale ha elaborato una relazione nel 2016, dopo aver fotografato tutta la zona del Sin (Sito di interesse nazionale). L’attività di verifica della situazione è stata gestita dall’Arpa, investita anche del ruolo di polizia giudiziaria, dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di finanza».
Nel corso dell’udienza preliminare di ieri, conclusa poco dopo le quattordici, sono state sentite anche le parti civili rappresentate da Provincia, Comune e Ministero dell’ambiente che hanno aderito alle richieste della Procura. Hanno parlato anche tre avvocati della difesa che scenderà in campo il 25 febbraio per l’udienza finale. «Si tratta di un castello di carta» – ha commentato il professor Padovan della difesa riferendosi alla memoria di 41 pagine presentata dalla Procura.