Ucraina, Scholz vede Zelensky: “Per Mosca conseguenze pesanti se invadono”. Domani va da Putin. Di Maio prepara la trasferta a Kiev
Dopo settimane di bilaterali falliti, scambi di accuse e minacce e nessun passo avanti sul fronte diplomatico, oggi tocca al cancelliere tedesco, Olaf Scholz, cercare di sbloccare l’ingarbugliata crisi ucraina per cercare di evitare un’escalation militare che avrebbe dure ripercussioni su tutte le parti in gioco. Oggi incontra a Kiev il presidente Volodymyr Zelensky, mentre domani si terrà l’incontro più atteso, quello a Mosca con il presidente Vladimir Putin: un bilaterale di estrema importanza visto che si tratta di due Paesi schierati su fronti opposti ma che mantengono stretti rapporti commerciali ed economici e che condividono il progetto del gasdotto Nord Stream 2, il cui stop è stato usato dal blocco atlantista come possibile ritorsione in caso di invasione russa dell’Ucraina. Scholz ha detto che qualsiasi attacco della Russia avrebbe portato a “sanzioni severe che abbiamo preparato con cura e che possiamo mettere in atto in qualsiasi momento” e che la sua trasferta a Kiev rappresenta “un tentativo di garantire la pace all’Europa”. Il leader Spd ha così chiesto alla Russia “segnali immediati di de-escalation”: “Noi ci aspettiamo da Mosca segnali immediati di de-escalation – ha scritto in un tweet – Una nuova aggressione militare avrà delle conseguenze pesanti per la Russia”.
Anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sta preparando un viaggio a Kiev per cercare di portare il contributo dell’Italia alla de-escalation. Nonostante le avvisaglie su un possibile attacco imminente, la Farnesina fa sapere che “non possiamo rinunciare a un estremo tentativo di capire se un negoziato politico e diplomatico può ancora evitare un ricorso massiccio alle armi”, secondo quanto riporta Repubblica. Il ministro degli Esteri da giorni segue l’evoluzione della crisi con i suoi principali collaboratori. Il segretario generale del ministero, il capo di gabinetto, i direttori degli affari politici sono in contatto continuo con i colleghi americani ed europei per aggiornare le loro valutazioni.
Anche i ministri delle Finanze del G7 promettono dure ripercussioni su Mosca in caso di invasione: “La nostra priorità immediata è sostenere gli sforzi per ridurre l’escalation della situazione” attorno all’Ucraina, “tuttavia ribadiamo che, in particolare, qualsiasi ulteriore aggressione militare da parte della Russia contro l’Ucraina sarà accolta con una risposta rapida, coordinata e decisa. Siamo pronti a imporre collettivamente sanzioni economiche e finanziarie che avranno conseguenze massicce e immediate sull’economia russa”, si legge in una nota diffusa dal governo britannico. “Il continuo potenziamento militare russo ai confini dell’Ucraina – prosegue il testo – è motivo di grave preoccupazione”.
Stamattina sembrava che l’Ucraina avesse deciso di compiere il primo passo concreto per evitare un’escalation militare ai suoi confini. L’ambasciatore di Kiev in Gran Bretagna, Vadym Prystaiko, intervistato dalla Bbc ha dichiarato che il governo del Paese est-europeo sta valutando se rinunciare a portare avanti i piani per l’adesione alla Nato per evitare il conflitto. I timori per nuovi scontri (e nuovi morti) nei pressi delle aree contese o, addirittura, di disordini che possano portare al rovesciamento dell’esecutivo potrebbero quindi portare il Paese del presidente Volodymyr Zelensky a rinunciare alle proprie aspirazioni atlantiste, in quella che sarebbe un’enorme concessione alla Russia di Vladimir Putin, preoccupata, come hanno più volte ripetuto dal Cremlino, dall’avanzare verso oriente delle truppe e dell’influenza del Patto Atlantico. Ma a raffreddare gli entusiasmi arriva una dichiarazione del governo di Kiev, secondo cui le parole dell’ambasciatore ucraino a Londra sono state “prese fuori contesto”. Per l’Ucraina è “cruciale” avere una “garanzia di sicurezza” e “la migliore garanzia sarebbe l’immediata adesione alla Nato”, ha affermato il ministero.
Da parte sua, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che le relazioni tra Mosca e Washington sono a un “livello bassissimo”. Ci sono alcuni canali di dialogo, ha affermato in dichiarazioni ai media russi riportate dalla Bbc, ma quando si tratta di “rapporti bilaterali, si può parlare solo in negativo. Siamo a un punto molto, molto basso”. I presidenti dei due Paesi “parlano, c’è dialogo su altri fronti”, ha detto ancora Peskov, affermando che si tratta di un aspetto positivo “perché solo un paio di anni fa non c’era dialogo, non c’erano contatti del genere”.
Intanto, l’intelligence americana ha rivisto al rialzo la presenza di truppe russe al confine con l’Ucraina: sono 130mila, e non più 100mila, i militari che Washington stima essere stati inviati dal Cremlino alle porte del Paese e pronti ad entrare in azione in caso di escalation militare. Anche se ieri, come per tutte le scorse settimane, Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, è tornata a ribadire che la Russia non ha alcuna intenzione di invadere l’Ucraina.
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