Manufatti elettrici per salvare lo stabilimento: i progetti di Vitesco
«Stiamo lavorando a dei progetti per produrre componenti non possiamo ancora dire di cosa si tratta, ma speriamo di sbloccare l’attuale situazione».
Lo dice così, in modo un po’ criptico e con l’intenzione di non rivelare patti di riservatezza Riccardo Toncelli, direttore di stabilimento e amministratore delegato della Vitesco (ex Continental). Un cauto ottimismo però c’è. Con il sostegno del territorio e finanziamenti pubblici la sfida in atto è quella di salvare i reparti di produzione e di ricerca degli stabilimenti di Fauglia e San Pietro in Grado dopo che la multinazionale nel 2019 aveva anticipato l’intenzione di uscire dal mercato della combustione - con la produzione di iniettori per automobili alimentate a benzina e diesel - annunciando 750 sui circa 1.000 dipendenti complessivi. Il piano, da completare entro il 2028, prevede la chiusura di uno stabilimento in Germania, di uno negli Stati Uniti, a Newport in Virginia, e la ristrutturazione di una seconda fabbrica in Germania e di quelle toscane.
Continental ha elaborato che usciranno dal gruppo di almeno 20mila dei circa 244mila lavoratori impiegati in tutto il mondo. «Il piano attuale - spiega Toncelli - prevede di andare a esaurimento delle commesse esistenti. Un protocollo firmato dalla casa madre con la Regione Toscana impegna le parti a lavorare per creare le condizioni favorevoli per arrivare alla transizione tra combustione ed elettrico. Stiamo quindi lavorando su idee e progetti».Per gli stabilimenti toscani qualche spiraglio ancora sembra esserci. Da luglio si è aperto un confronto con il ministero allo sviluppo economico per evitare che si arrivi alla desertificazione industriale del settore: se da un lato ci potrebbero essere le condizioni per puntare sulla conservazione della ricerca, la situazione si complica per la produzione che ad oggi è molto più conveniente in Paesi in cui i contributi sono maggiori e i costi del lavoro inferiori. Ecco quindi che Vitesco, in una corsa contro il tempo, sta portando avanti progetti in collaborazione con l’università di Pisa e aziende medio piccole del territorio già attive nell’elettrico e nelle energie alternative con il contributo di Invest in Toscana.

