Il dutùr Zanocco è tutto da ridere Una serata all’insegna del dialetto
GARLASCO. «Ho iniziato a pensare in modo diverso al dialetto quando sentivo parlare mia figlia Gaia di ritorno a Pavia dai nonni di Zeme. “Sicät fè?” diceva invece del pavese “Sa fèt?”. Rimanevo inorridito». È iniziata così, circa 25 anni fa, l’avventura di Paolo Zanocco nel settore dello spettacolo: venerdì sera il “dutùr” sarà uno dei protagonisti della serata “Musica e letteratura a Garlasco”, in programma alle 21 in piazza San Rocco.
I relatori
Organizzano Comune e Università del tempo libero in collaborazione con la Confraternita di San Rocco e la Confraternita della Ss. Trinità. I relatori saranno Andrea Borghi, docente di letteratura e dialettologo, Walter Vai, scrittore e cantante, e il giornalista Emilio D'Adamo: presenta Riccardo Invernizzi, consigliere comunale con delega alla Cultura. Intermezzi musicali a cura del cabarettista Paolo Zanocco, del gruppo The Walking Shadows, del gruppo vocale Kalicanto e dei clarinettisti Luca Rovati e Michele Bollini. Zanocco, in particolare, presenterà un repertorio in dialetto pavese comprese le canzoni ironiche, comiche e intimiste, ma anche molti classici del dialetto lombardo e qualche brano rivisitato imperniati su un mondo medico tragicomico.
Il personaggio
«Il “dutùr” – spiega – è un personaggio nato per dare un po' di respiro e buonumore a Paolo Zanocco, vittima di una professione usurante che rischiava di farlo finire male: insomma, è stato ideato come forma di autoterapia. Tutto è partito da quando mia figlia andava a trovare i nonni di Zeme, in Lomellina, e tornava a Pavia usando termini dialettali per me inusuali. Termini utilizzati né a Pavia né in Oltrepò, di cui la mia famiglia è originaria. Così ho iniziato a proporre i miei spettacoli trasformandomi in menestrello, cantautore, cabarettista e, tutto sommato, anche un po' poeta». Negli ultimi anni il suo camice e il suo cilindro si sono fatti conoscere in molte circostanze del tutto eterogenee: spettacoli, fiere, feste, cene, riunioni dei gruppi più disparati. Gli spettacoli sono intitolati "Dutùr, bòn jour!", "M'intarèsa no!" e "Al dutùr a l'usteria": la sua produzione ha come minimo comune denominatore il vernacolo pavese. «A Garlasco proporrò situazioni allegre, soprattutto per far dimenticare i due anni di Covid-19», conclude. —
Umberto De Agostino