Terremoto in Turchia, il gruppo Marcegaglia dona trentamila euro
L’ultimo bollettino di morte ieri raccontava di oltre quarantaduemila vittime del sisma che una settimana fa ha devastato la Turchia. Sono ormai 36.187 i morti secondo i dati forniti dall’Afad, la protezione civile turca, a cui vanno sommati almeno seimila in Siria. E il numero degli sfollati ha già superato quota 1,6 milioni. Così come in tutta Italia prendono piede iniziative a sostegno delle popolazioni colpite, a Mantova il gruppo Marcegaglia ha deciso di donare trentamila euro. Presente in Turchia con uno stabilimento per la produzione di tubi saldati e profilati in acciaio inossidabile a Ergene nel Tekirdag, il gruppo siderurgico di Gazoldo degli Ippoliti ha risposto all’appello umanitario per offrire un aiuto concreto alle popolazioni colpite dal fortissimo terremoto che la scorsa settimana ha devastato i territori di Turchia e Siria con due donazioni.
Tramite Fondazione Marcegaglia, la onlus costituita nel 2010 dalla famiglia di imprenditori mantovani, ha deciso di donare all’Unicef la somma di diecimila euro. I fondi saranno destinati ad alcuni obiettivi di intervento immediato: fornire kit di primo soccorso, cibo e coperte; garantire l'accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, preservando i bambini e allestendo rifugi per le famiglie rimaste senza casa.
In aggiunta il gruppo, tramite la sua controllata Marcegaglia Turchia, attiva fin dal 2014, ha deciso di stanziare ulteriori ventimila euro a favore dell’Afad, l’autorità costituita dal governo turco per la gestione dei disastri e delle emergenze, che lavora per pianificare e coordinare la risposta post-disastro e promuovere la cooperazione tra le varie agenzie governative.
«Fondazione Marcegaglia ha un rapporto consolidato con l’Unicef e ci siamo resi subito disponibili. Ma abbiamo voluto anche attivarci come Marcegaglia Turchia – hanno spiegato alla Gazzetta Antonio ed Emma Marcegaglia – abbiamo sentito i nostri dirigenti per capire come potevano intervenire. Ci sono dipendenti e collaboratori che hanno familiari che vivevano nelle zone colpite: ci sembra giusto dare un segnale concreto di presenza e vicinanza da parte dell’azienda».m.v.

