La moneta d’oro sotto la tegola: c’è Costantinopoli nella Bassa della Bassa
Viene dalla Moderna, ma è vecchia di almeno 1.445 anni. È affiorata nel mezzo della Valle Padana, ma fu coniata a Costantinopoli. La circostanza è stata lo scavo per l’alta velocità, ma la storia del reperto è lenta e misteriosa. Il soggetto di questa vicenda è un solido di Giustino II, cioè un soldo, una moneta d’oro zecchino in circolazione tra il 565 e il 578, durante il dominio di questo imperatore, nipote e successore di Giustiniano. Solido rinvenuto nell’area della corte agricola Moderna a sud di Poggio Rusco, e ora esposto nel Museo Archeologico Nazionale di Mantova.
La moneta nel recto propone il ritratto frontale dell’imperatore bizantino incoronato, molto stilizzato, e contornato dalla legenda circolare. Era il 1997 quando il Gruppo Archeologico Ostigliese segnalò l’evidenza di un insediamento e il reperto venne scoperto sotto una tegola durante i lavori di costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Bologna-Verona, fra Poggio e Mirandola.
La presenza del solido in quell’area conferma che l’insediamento fu ininterrottamente abitato per moltissimi secoli, cioè dall’Età del Bronzo sino al tramonto della dominazione bizantina nella Valle del Po (Mantova fu presa dai Longobardi nel 602).
Nella descrizione del sito della Sovrintendenza archeologia, belle arti e paesaggio infatti è annotato che “Durante i lavori per l’alta velocità ferroviaria è stata documentata e scavata un’area con affioramento di laterizi, numerose ceramiche romane fra le quali si riconoscono frammenti di vernice nera, pareti sottili, sigillata, vetri e pezzi dell’Età del Bronzo. Durante lo scavo si individuano pochi resti di strutture murare relativi probabilmente a un edificio e numerose buche di palo. Celato da un tegolone un solido di Giustino II esposto al museo di Mantova”.
La persistenza dell’insediamento è consimile a quella che caratterizza la vicina corte Boccazolla Vecchia la quale ha restituito reperti che vanno appunto dall’Età del Bronzo al Tardo Antico, testimoniando perciò stabili presenze e attività in epoca etrusco-padana che in quella propriamente romana.
Questa fascia territoriale a ridosso dell’Emilia e sulle rive di strategici corsi d’acqua (fra i quali l’antico corso del Bondeno) originò dalle terramare, cioè da villaggi nati su dossi anche artificiali: depositi archeologici pluristratificati. L’area di rinvenimento della moneta d’oro è su via Affittanza, nelle vicinanze di via Pinzone, via Tramuschio e via Passo dei Rossi, nel reticolo di antiche strade che si interrompe su ciò che nelle contemporanee carte topografiche ancora è evidente come uno svolgimento fluviale.
Se il solido attesta il lungo periodo di vita del villaggio della corte Moderna, però non scioglie i misteri sulla sua presenza, anzi, spalanca la porta a molti interrogativi. Al di là del suo valore sostanziale e intramontabile (oro), questa moneta potrebbe rivelare la continuità del sito anche nel tempo dell’Esarcato di Ravenna, e la vivacità commerciale di un territorio che oggi appare come una Pampa sconfinata tanto da prendere il nome di Valli Salse.
A fronte di questa testimonianza che proviene da un “altro mondo”, cioè l’Impero Romano d’Oriente, e di tutte le altre importanti emergenze archeologiche della zona, va a farsi benedire l’ideologia retorica che qui, nella Bassa della Bassa, regnasse l’inospitale acquitrino, la malsana palude.Stefano Scansani

