L’accusa è furto, ma a finire a processo è il gemello sbagliato: assolto dal giudice
UDINE. Giovedì 16 febbraio erano seduti in aula a poca distanza: uno al banco degli imputati, l’altro tra il pubblico. Due gocce d’acqua. Ed è proprio su questa somiglianza che ha ruotato la vicenda giudiziaria che ha portato a processo per furto il trentatreenne Shani Rainard.
Accusato di aver orchestrato un raggiro ai danni di un imprenditore pisano, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Il giudice Daniele Faleschini Barnaba, pronunciando la sentenza, ha disposto il rinvio degli atti alla Procura: la magistratura con tutta probabilità sarà chiamata ora a valutare la posizione del gemello, che effettivamente risiede nella casa nel quartiere di Sant’Osvaldo in cui il furto è avvenuto.
La vicenda risale all’ottobre del 2020, nel pieno dell’emergenza Covid. Il titolare di una ditta di Santa Croce sull’Arno pubblica un annuncio su Facebook, dicendosi disponibile ad acquistare guanti in lattice monouso.
La risposta arriva da Udine: un giovane lo contatta, prospettandogli l’acquisto di cinquecento confezioni di guanti, per un costo totale di 5.500 euro. I due si danno appuntamento, via whatsapp, in via Flaibano, dove l’interlocutore dell’imprenditore pisano abita.
Quest’ultimo si lascia convincere a consegnare la somma pattuita, in contanti, al friulano, che si prende qualche minuto per assentarsi e contare i soldi. I minuti diventano parecchi: l’uomo si dà alla fuga, lasciando a becco asciutto l’acquirente, che si rivolge alla polizia e lo riconosce in una fotosegnaletica.
Il difensore di Rainard, l’avvocato Piergiorgio Bertoli, è riuscito però a dimostrare l’innocenza del trentatreenne, che risiede a Gemona: in via Flaibano abita invece il fratello gemello.

