Maltrattamenti su sedici gatti, due allevatori condannati a pagare una multa di 52 mila euro
Dovranno pagare 52 mila euro di ammenda i due allevatori di Povoletto accusati di aver maltrattato sedici cuccioli di gatto, costretti a vivere in piccole gabbie e in pessime condizioni igieniche.
Lo ha stabilito, giovedì 16 febbraio, il giudice Paolo Milocco, che ha condannato il settantaduenne Bruno Tosolini al pagamento di una multa di 27 mila euro, duemila euro in più rispetto a quelli che dovrà versare la moglie, Maria Cumini, 71 anni, assistiti dall’avvocato Patrizia Bianco.
Sono stati assolti, invece, dall’accusa di truffa legata all’assenza di pedigree di un micio venduto su una piattaforma di compravendite online. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale, in composizione monocratica, al palazzo di giustizia del capoluogo friulano.
Secondo l’accusa i due «per crudeltà e senza necessità» avevano sottoposto sedici gattini (di età compresa tra i due mesi e mezzo e i tre mesi) a comportamenti e fatiche ritenuti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche.
In particolare, secondo quanto appurato dalle autorità intervenute il 21 luglio del 2020 nella struttura dove gli animali erano custoditi a Povoletto, i cuccioli di gatto erano stipati in piccole gabbie, in condizioni igieniche definite pessime, con spazio insufficiente.
Nelle gabbie erano stati ritrovati residui di feci e le ciotole per cibo e acqua erano sporche, con urina e granelli di lettiera igienica per gatti all’interno. Visitati dai veterinari incaricati, i mici risultavano affetti da disturbi come diarrea e congiuntivite.
Quattro gatti, acquistati nel periodo compreso tra il marzo e il giugno di tre anni fa da altrettante persone, avevano accusato patologie anche gravi come otite, parassiti, diarrea, vomito e gastroenterite.
Una situazione che il pubblico ministero titolare del fascicolo, nella formulazione del capo di imputazione, aveva collegato all’assenza delle necessarie terapie e dei trattamenti fondamentali nei primi mesi di vita delle bestiole.
Due esemplari, peraltro, erano deceduti proprio a causa delle precarie condizioni di salute, come appurato dagli inquirenti nel corso dell’attività investigativa.