Il Nylon ricavato dagli scarti dello zucchero: regia triestina nell’operazione da 12 milioni di euro
TRIESTE Sono i primi al mondo a essere riusciti a produrre la poliammide 6, detta comunemente nylon, e il poliestere da fonti biologiche e non da derivati del petrolio. È il risultato ottenuto dalla cordata parte del progetto Effective, che con la regia triestina di Edi Kraus, ex assessore allo sport della giunta Cosolini, ha riunito dodici partner europei e un partner americano per lavorare negli ultimi sei anni al nuovo prodotto.
L’innovazione
Un’innovazione finanziata con circa 12 milioni di euro – di cui sette messi a disposizione dall’Ue a fondo perduto – che ha visto operare congiuntamente aziende da sette paesi europei. Della cordata coordinata dall’azienda Aquafil spa, di cui Kraus è general manager e la cui sede centrale si trova ad Arco (Trento), fanno parte infatti il colosso dell’abbigliamento H&M, la ditta chimica italiana Novamont, la francese Balsan, che produce moquette, la più grande azienda produttrice di zucchero in Europa, Südzucker, e, per gli Stati Uniti, Genomatica, società di San Diego per la produzione di tessuti bio-based.
I risultati del progetto, che ha portato alla realizzazione a Lubiana di un impianto pilota per la produzione di bionylon e biopoliestere ricavati dagli scarti della produzione alimentare di zucchero, sono stati presentati a Lubiana, nel corso di un meeting che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’ambasciatore italiano in Slovenia, dell’Ice di Lubiana, dell’ex commissario Ue Janez Potocnik e dei rappresentanti di vari ministeri sloveni.
I risultati
«Cinque anni fa siamo partiti con questo progetto di ricerca e oggi siamo fieri di presentarne i risultati: abbiamo ottenuto un bionylon con le stesse proprietà di quello ricavato da fonti fossili, che può venire impiegato negli stessi ambiti», spiega Kraus. Già dal 2011 Aquafil aveva messo a punto la tecnologia Econyl, che consente di rigenerare le fibre di nylon e riutilizzarle: nell’impianto di Lubiana consente di reimpiegare al 70% le reti d pesca. Ogni anno sono più di 30 mila le tonnellate di nylon prodotte da reti da pesca esauste, che prima finivano in fondo al mare.
Ma perché Effective rappresenti davvero una rivoluzione per l’industria tessile, e non solo, c’è ancora parecchia strada da fare: «Al momento abbiamo realizzato un impianto pilota per la produzione di bionylon a Lubiana, ma è molto piccolo, sufficiente a produrre qualche tonnellata di materiale. Per arrivare a un vero impianto industriale i costi sono altissimi: vedremo in che modo affrontarli, perché si aprono nuove questioni, che riguardano l’approvvigionamento della materia prima e l’ottimizzazione del Life Cycle Assessment. Avrebbe senso infatti produrre il bionylon vicino agli impianti da cui si ottengono gli scarti industriali dello zucchero e non farlo viaggiare troppo, altrimenti il rischio è che servano comunque tonnellate di petrolio per il trasporto», conclude Kraus.

