Omicidio Gigi Bici, la rabbia della figlia Katia fuori dall’aula: «Troppo poco per una vita spezzata»
PAVIA. Ha provato a farsi ancora più piccola, la testa incassata tra le spalle fasciate da una camicia bianca, mentre affrettava il passo verso l’uscita. Barbara Pasetti ha evitato lo sguardo di fuoco che Katia Criscuolo le puntava addosso. «Ci vediamo ancora!» le ha gridato, con tutto il fiato che aveva nei polmoni, la figlia di Gigi Bici, nel corridoio del palazzo di giustizia di Pavia.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:12941678]]
«Sedici anni cosa sono? Ditemelo voi. Nulla rispetto a una vita che è stata tolta in quel modo. Sono molto delusa da questa sentenza – ha commentato ancora scossa mentre i suoi avvocati, Yuri e Graziano Lissandrin, cercavano di calmarla e di spiegarle che, con il rito abbreviato, quella ottenuta era la condanna più pesante in cui si potesse sperare.
«Non mi bastano e non mi sarebbe bastato nemmeno l’ergastolo – ha proseguito Katia Criscuolo mentre le lacrime le rigavano il viso, malcelate dietro agli occhiali scuri –. Mio padre era tutta la mia vita. Dal giorno della sua morte anch’io non vivo più. Sono precipitata nel vuoto. Ho perso 30 chili, non dormo, non riesco nemmeno a lavorare. Questa ferita mi fa troppo male».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:12941465]]
«Avevamo messo in conto una condanna di meno anni, quattordici come aveva chiesto il pubblico ministero – ha aggiunto la sorella Rosalia – . Invece il giudice gliene ha dati sedici. Non siamo comunque contenti ma questa è la legge, ci accontenteremo».
Le due famiglie di Criscuolo
Ad accogliere la sentenza, pronunciata poco prima delle 14 di ieri dal giudice Pasquale Villani, c’erano le due famiglie di Criscuolo.
La prima moglie, che non si è costituita parte civile, ma ha voluto accompagnare i tre figli, Katia, Umberto e Rosalia. E l’attuale compagna, Valerya Alekseyeva. con la figlia Stefania avuta da Luigi Criscuolo.
Le prime ad uscire dall’aula d’udienza sono proprio loro, le due donne che hanno vissuto con Criscuolo fino al giorno della tragedia nella casa di viale Canton Ticino. Casa che lo scorso novembre l’Aler ha intimato loro di lasciare (perché intestata al commerciante di biciclette). «Non mi sento di dire nulla» ha avvertito Alekseyeva. «Aspettiamo di leggere le motivazioni, visto il rito e il mancato riconoscimento della premeditazione, comunque, non potevamo aspettarci di più» ammette il suo avvocato Alessandro Bozzi.
Le scuse respinte
Quando Barbara Pasetti, ieri mattina, è entrata nell’aula al pian terreno, scortata dagli agenti della polizia penitenziaria, è calato un silenzio imbarazzato. Poi Katia, dei tre fratelli forse la più impulsiva, non è riuscita a trattenersi.
«Le ho gridato assassina – ha poi raccontato all’uscita – E lei mi ha guardata di sfuggita».
In aula, dove il pubblico ieri mattina non era ammesso, Barbara Pasetti – i capelli più corti, il viso smagrito – ha chiesto di rilasciare una dichiarazione spontanea.
«Vi chiedo scusa. Non volevo farlo» avrebbe sussurrato. Ribadendo quanto già detto nell’interrogatorio-confessione del 5 ottobre: «Ero preoccupata per la vita di mio figlio e anche per la mia». Scuse respinte al mittente da tutta la famiglia. «Le scuse di Barbara Pasetti non le accettiamo perché un dolore come questo non ha bisogno di scuse – ha chiarito Rosalia Criscuolo – . E poi la stessa signora Pasetti ha subito anni fa un grave lutto, dovuto a terze persone, e penso che lei stessa sappia quanto è difficile perdonare in questi casi».
«Non andrò al cimitero da papà oggi – ha aggiunto la sorella Katia prima di andarsene – . Cosa gli dico? Che non gli è stata resa giustizia?».