Quando Alcaraz, oggi numero 1 del tennis, dispensava classe a Cordenons
PORDENONE. Da Cordenons a Wimbledon, via Trieste. Carlos Alcaraz Garfia, vent’anni appena, numero 1 al mondo, si è preso il più importante torneo del mondo, battendo Novak Djokovic in una spettacolare finale.
Un predestinato, che ha calcato in piena pandemia i campi dei maggiori tornei del Friuli Venezia Giulia.
In quell’estate del 2020, quando le limitazioni Covid erano forti e i giocatori inavvicinabili, lo spagnolo aveva superato in finale al Challenger di Trieste il Riccardo Bonadio, oggi numero 189 Atp.
Poco dopo giocò gli Internazionali del Friuli Vg a Cordenons e in finale cedette al connazionale Bernabè Zapata Miralles, uno che nel 2022 raggiunse gli ottavi a Parigi.
Il nuovo re di Wimbledon aveva solo 17 anni e già si capiva che aveva qualcosa di speciale: dispensava classe.
Tra i pochi che ebbero modo di osservare da molto vicino Carlitos, dentro e fuori dal campo, è Antonio Ros, noto fotografo di Pordenone.
«Mi colpiva molto questa sua trasformazione – racconta –: fuori dal campo, alla mensa, era sempre in compagnia del maestro Juan Carlos Ferrero.
Ha sempre avuto un atteggiamento educato, rispettoso verso il prossimo, e riservato. In campo diventava una belva affamata di vittorie».
I complimenti fuori protocollo al re di Spagna Filippo, a Londra, sono sembrati dettati dalla timidezza, ma nel gioco Alcaraz è esuberante.
«Ferrero dalla tribuna – racconta ancora Ros – gli dispensava consigli, cosa che non si potrebbe fare durante i match. Lo seguiva passo passo, colpo dopo colpo».
E pensare che la direttrice del Challenger Atp di Cordenons, Serena Raffin, aveva inizialmente detto “no” alla sua partecipazione: la settimana precedente il torneo, ricevette una telefonata. Era Juan Carlos Ferrero.
Le chiedeva di concedere una wild card al suo allievo, Carlos Alcaraz, ne aveva bisogno perché era basso in quella classifica di cui adesso è il leader maximo.
«Ho dovuto negargliela perché era l’ultima a disposizione – ricorda Raffin – e privilegiai un giovane italiano, un certo Leonardo Musetti.
Poi Alcaraz entrò in tabellone per qualche defezione e guadagnò la finale». Il resto è storia. Quella di un ragazzo iberico che la storia la sta facendo. E il bello è che è ancora agli inizi.

