Scuola, i precari beffati nelle nomine al provveditore di Mantova: «Quelle cattedre spettano a noi»
«Noi, insegnanti beffati dal sistema ministeriale delle nomine chiediamo giustizia e una soluzione. Perché siamo rimasti senza la cattedra promessa». C’è chi ha preso l’aereo in fretta e furia per arrivare a Mantova dalla Sicilia per un posto da supplente di sostegno per un anno in una scuola superiore. Poi, arrivato qui venerdì mattina (prima giornata del nuovo anno scolastico), ha scoperto che quel posto in realtà era già stato assegnato a tempo indeterminato dal ministero ad un altro collega.
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È solo una delle storie sentite ieri mattina davanti alla sede dell’ufficio scolastico provinciale di via Cocastelli, il vecchio provveditorato agli studi, dove si sono presentati gli insegnanti precari che sono rimasti beffati da un misto di errori umani, disorganizzazione burocratica e pessimo funzionamento del software del ministero. Un meccanismo che ha attribuito le stesse cattedre a distinti insegnanti. Una parte dei quali, quelli chiamati dalle graduatorie provinciali per le supplenze annuali, sono rimasti alla fine fuori dai giochi.
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Non solo. Le rettifiche di una parte di queste nomine sballate, pubblicate venerdì sera dall’ufficio scolastico, contenevano altri errori. E ancora, beffa delle beffe, questi insegnanti hanno pagato caro quel posto virtuale assegnato per errore: perché il software ministeriale, l’algoritmo che invia le email con la chiamata per una cattedra, ha sfilato nel frattempo la graduatoria e ha assegnato posti a docenti con punteggi sempre più bassi. E loro, professoresse e professori che sono arrivati fino a Mantova per una cattedra in realtà non riservata a loro, sono rimasti senza lavoro.
«Siamo qui per avere colloqui individuali con la dirigente dell’ufficio o con qualche funzionario che ci dia una spiegazione di quanto accaduto e soprattutto una soluzione per ognuno di noi – spiega un’insegnante seduta sui gradini d’ingresso degli uffici di via Cocastelli – siamo qui dalle 8 e non ci fanno entrare. Un funzionario gentile è uscito, ci ha detto che una soluzione si troverà, che ci saranno alte chiamate Ci hanno detto di andare all'ufficio regionale di Milano a chiedere u n colloquio, ma non ha senso. Noi chiediamo che venga riparato un errore che ci ha danneggiati. O rifanno tutto da capo o ci appelleremo al giudice con dei ricorsi».
Il gruppo è formato da una ventina di insegnanti, quasi tutti provenienti dal sud. Ma le vittime dei madornali errori sono molte di più. All’istituto Greggiati di Ostiglia, ad esempio, venerdì scorso si sono presentati 30 insegnanti che avevano ricevuto la chiamata dall’algoritmo per delle supplenze annuali di sostegno. Peccato che i posti fossero in realtà solo 14. Dopo la rettifica i supplenti assegnati alla stessa scuola erano dieci in meno. I posti però sono rimasti 14. Ieri mattina si sono presentati tutti a scuola, ma per sei di loro non c’è speranza di assegnazione al tecnico ostigliese. Del caso di Mantova si è occupata anche un rivista specializzata, Tecnica della scuola, ma il problema si è presentato in molti altri centri. A Milano, ad esempio, ieri mattina ci sono state proteste analoghe a quelle mantovane. Nel mirino c’è il sistema di arruolamento scolastico, sempre più complicato e farraginoso. L’affidamento delle chiamate tramite un algoritmo ha velocizzato i tempi, ma ha aumentato il numero di errori. Già lo scorso anno i sindacati di categoria avevano segnalato i limiti del software, ma quest’anno si è creato il caos. Ci sono stati anche difetti organizzativi, visto che l’algoritmo non è stato aggiornato ai posti assegnati a tempo indeterminato con le call veloci nel corso dell’estate.
Solidarietà a questi insegnanti arriva da Pierluigi Luisi di Potere al popolo di Mantova, il quale chiede «che venga assegnato personale congruo all’Ufficio scolastico provinciale e che non venga penalizzato chi (senza colpe) è stato assegnato a cattedre già occupate da docenti assunti tramite call veloce. Questi problemi si ripercuotono a catena sugli studenti, che rischiano di non avere un docente nelle prossime settimane o addirittura mesi».