Mala del Tronchetto. L’avvocato Belsito e le minacce di Trabujo: «Sparò nel mio locale»
«Loris Trabujo mi telefonava di notte, mi minacciava: “brutto boia, speta che te ciapo”...una volta è entrato nel ristorante di cui sono socio a Portegrandi, è venuto a pranzo, ha tirato fuori la pistola ed ha sparato alle bottiglie: mai visto una roba del genere. Poi ha minacciato mio padre per intimorire me, ha fermato mia madre che era per strada con un bambino».
L’avvocato Giovanni Belsito parla concitato davanti al Tribunale, teste in una dette tante storie del processo alla “Mala del Tronchetto”. Parla tanto di Loris Trabujo - che è già stato giudicato con rito abbreviato e, sul punto, ha visto l’accusa derubricata da estorsione ad esercizio arbitrario delle proprie ragioni - ma l’imputato in aula è il fratello Denis.
Perché ce l’avevano con lei, chiedono più volte il pm Zorzi e lo stesso presidente della corte Manduzio? Ottenere una risposta chiara non è facile. «Per prepotenza», dice Belsito, «Loris Trabujo ha dovuto pagare 30 mila euro a favore del fratello Denis, nella causa di separazione dalla moglie, per non fargli perdere la casa. e ha deciso di prendersela con me: ma le cause mica si vincono sempre».
Incalzato dalle domande dell’avvocato Serpico (legale di Denis Trabujo) che gli chiede se abbia cause pendenti, Belsito risponde di no, che sono state archiviate. Procedimenti disciplinari, è sospeso dall’ordine, insiste Serpico?
«Non mi interessa, non voglio più fare questo lavoro dopo quello che mi hanno fatto passare». Poi, rispondendo ad un’ultima domanda del pm Zorzi - che insiste per l’accusa di estorsione con metodi mafiosi - Belsito dice di essere stato nottetempo avvicinato, da un uomo che l’ha minacciato con un coltello. Ma non ha fatto denuncia e non dice di più.
Poi è il padre Franco a sedersi al banco dei testimoni e ricordare - col tono di chi racconta un aneddoto più di una minaccia - di quando nel luglio 2021 Loris e Denis Trabujo l’avrebbero afferrato per le braccia, mentre stava attraversando in via Olivi, dicendogli «...vedi, è un attimo morire sotto un tram...guardi che ha una moglie, un figlio, un nipote e sono tutti in pericolo se non mi dà 29 mila euro. Li volevano da mio figlio, ma li chiedevano a me che ho ottime disponibilità».
Secondo l’uomo sarebbe finita con un’aranciata bevuta all’hotel Laguna: « Loris Trabujo mi disse “basta che me ne dai 15 mila o me la lego al dito...gli ho detto di no, è stato gentilissimo e mi ha accompagnato dal carrozziere. Lo chiamavo come tassista per farmi portare all’Harry’s Bar perché aveva una bella barca».
Alla fine i Belsito non si sono costituiti parte civile. «Denis aveva perso la causa con l’ex moglie e riteneva di non dover quei soldi», dice l’avvocato Serpico, «esercizio arbitrario delle proprie ragioni».
Prima, era stato un colonnello del Ris di Parma a dire che su una giacca a vento ricollegata alla rapina al check point Avm dei Pili, è stato trovato Dna compatibile con Loris Trabujo (già condannato in abbreviato) e quello di Paolo Pattarello su un passamontagna fuori di una villa a Piove di Sacco, per una tentata rapina.