Si assentava senza timbrare, medico della Neurochirurgia di Udine accusato di truffa
UDINE. Erano i mesi concitati della pandemia e in ospedale l’emergenza sanitaria aveva comportato una riorganizzazione dell’intera attività, con spostamenti di personale da un reparto all’altro e continui cambi dei turni di lavoro.
È in questa cornice che Antonio Cramaro, all’epoca dirigente medico della Neurochirurgia dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia”, oggi 65enne, residente a Nimis, spiega essere avvenuto il pasticcio che lo vide finire sotto inchiesta per l’ipotesi di reato di truffa in danno dell’ente pubblico. Passando così per un furbetto del badge.
Il caso è stato affrontato venerdì 17 novembre in tribunale, davanti al gup Mariarosa Persico, che ha ammesso l’imputato alla messa alla prova - lo speciale rito che, previa approvazione di un apposito programma di lavori socialmente utili da parte del giudice, appunto, sospende il procedimento penale e, in caso di esito positivo del percorso, estingue il reato -, così come chiesto dai suoi difensori, gli avvocati Luciano Meduri ed Ezio Franz.
Era stata una segnalazione interna a mettere in moto la macchina investigativa. Il suo allontanamento dall’ospedale, dopo avere timbrato l’ingresso, era stato accertato in nove occasioni, tra il gennaio e il marzo 2021.
Lo aveva fatto «per espletare esigenze di carattere personale», la conclusione del pm Elisa Calligaris, che aveva indicato in non meno di 33 ore l’indebita percezione di compensi, in quanto in realtà assente dalla sede di servizio, per un importo pari a circa 750 euro.
La difesa ha ricondotto il tutto a un problema di gestione del budget, dovuto ai frequenti spostamenti del reparto e, quindi, a un difetto della segreteria nell’annotare i giorni che lo stesso Cramaro aveva di volta in volta chiesto di sottrarre dal monte ferie.