Morti in casa per il monossido: ecco chi erano madre e figlio deceduti a Teolo
La notizia della tragedia a Teolo in via Rialto, proprio di fronte all’abbazia benedettina di Praglia, ha scosso in primis i residenti della borgata La Croce dove la famiglia Rampon risiede da diversi anni. Paolo e la mamma Rosa Maria si facevano vedere insieme quasi tutti martedì al mercato settimanale in Piazza Bresseo. Finché lei faceva il giro delle bancarelle dove si fermava a far compere al banco del pesce, lui la attendeva seduto in macchina.
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Spesso la portava al ristorante, era un amante dei piatti a base di selvaggina. Mercoledì sul luogo della tragedia è rimasto per diverse ore con gli inquirenti anche il sindaco di Teolo Valentino Turetta. Il primo cittadino ha seguito passo, passo i rilievi eseguiti dai carabinieri e dai vigili del fuoco all’interno dell’alloggio imbrattato di fuliggine.
«Sono sorpreso e incredulo di quanto accaduto, soprattutto se sarà confermata l’ipotesi del suicidio», afferma Turetta. «Si tratta di una famiglia che non aveva problemi economici, ignorata dai nostri servizi sociali. Una famiglia come tante, apparentemente normale. Mi risulta che la mamma, che era originaria di Castegnero, nel Vicentino, avesse fatto fatica a riprendersi dal dolore della improvvisa morte del marito Armando, avvenuta una quindicina d’anni fa. Nel 2013 Paolo aveva deciso di ristrutturare la casa dei genitori. Aveva affidato i lavori a una ditta del posto».
Turetta è rimasto sul posto fino all’arrivo dei parenti di mamma Rosa e del figlio Paolo e del prelievo delle salme da parte della ditta di pompe funebri. «Ho espresso la vicinanza ai parenti e ho dato la massima disponibilità dell’amministrazione comunale in caso avessero bisogno», aggiunge il sindaco.
«Paolo, da quello che mi è stato riferito, era una persona chiusa, schiva, che non aveva in paese molte amicizie. Immagino vivesse un malessere interiore da tempo. Una situazione di disagio che per sua indole non riusciva a comunicare con l’esterno. La mamma era da anni il suo punto di riferimento, quella mamma che con l’andare degli anni aveva iniziato ad avere qualche acciacco. Una situazione che, forse, ultimamente le pesava troppo e non riusciva più a sostenere, anche per il gran bene che le voleva».
Mercoledì durante i rilievi che si sono protratti dalle 10 alle 18, molte persone sono passate per via Rialto (chiusa alle auto ma non ai pedoni) e lungo la stradina arginale ad di là del canale, guardando increduli verso quella casa dove sono morti mamma e figlio. Una tragedia, una fatalità, solo nel tardo pomeriggio si è saputo che si erano tolti la vita volontariamente.

