Belluno Volley avanti con coach Colussi. «Tocca ai ragazzi darci una risposta»
Un girone dopo, si è ribaltato il mondo. Domenica 15 ottobre Belluno - Cus Cagliari dava il via al campionato di A3 e quel 3-0 firmato dai rinoceronti sembrava il primo passo verso due percorsi ben diversi tra loro: ricco di gloria e sorrisi quello bellunese, di sofferenza quello sardo. Alzi la mano chi avrebbe detto, a soli due mesi e mezzo di distanza, che la sfida a campi invertiti sarebbe stata preceduta da avvicinamenti del tutto opposti.
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I sardi hanno chiuso l’andata quarti, conquistando il pass Coppa Italia e rappresentano una mina vagante. Il Belluno invece si è perso. Tre sconfitte consecutive contro Mantova, Acqui Terme e Motta, solo quattro punti ottenuti lontano da casa in tutto il primo segmento di campionato. Ma è soprattutto la sconfitta rimediata a Santo Stefano nel derby veneto a lasciare l’ambiente privo di parole. Niente sussulti tecnici o emotivi, niente di niente.
La società nel frattempo fa quadrato attorno al tecnico Gian Luca Colussi, almeno stando alle parole del direttore generale Franco Da Re. «A Motta l’atteggiamento è stato inaccettabile. Dobbiamo ricevere una risposta seria dai ragazzi sulle motivazioni. Anche se, va detto, non esistono alibi, scuse o qualsivoglia giustificazione di fronte a una prestazione del genere».
Andate avanti con coach Colussi?
«Usciremo dalla fase negativa assieme a lui e al vice De Cecco».
Quanto si sente responsabile per un campionato fin qui deludente, seppur ancora rimediabile?
«Sono il primo colpevole, avendo disegnato io la squadra pur condividendo le scelte con lo staff tecnico. Sto cercando di capire come aiutare il Belluno a uscirne».
Se però i giocatori affrontano un derby dimenticando negli spogliatoi grinta, carattere e quant’altro…
«Infatti, a partire dal sottoscritto, le responsabilità se le devono assumere tutti. La partita di Motta è ingiudicabile sotto l’aspetto tecnico, perché l’atteggiamento ha condizionato la partita. Possiamo analizzare qualsiasi cosa, ma solo un mese fa ribaltavamo una sfida ormai persa contro Savigliano. O con le buone o con le cattive, deve riemergere quella fame agonistica».
Come?
«Va alzata la qualità dell’allenamento, perché troppo buonismo non è più accettabile. Urge più leadership da parte dei vecchi, ma pure i giovani adesso devono portare in campo un entusiasmo diverso. Alcuni di loro hanno due, tre campionati di alto livello alle spalle e l’età bassa non è una giustificazione. Se si scende in campo aspettando che sia l’altro a dover dare qualcosa in più, abbiamo sbagliato tutto. Vedo un “volemose ben” eccessivo».
Fare nomi è sempre brutto, ma ad esempio da un giocatore come Bucko ci si aspetta molto di più.
«È in involuzione, bisogna parlarci assieme e capire cosa non va. Per noi lui è fondamentale sul piano dell’equilibrio di squadra e a Savigliano era stato eletto Mvp non a caso. Detto ciò, dall’unico giocatore straniero in rosa è normali si pretenda ben altro rendimento».
Rimane un girone intero da affrontare.
«Il campionato non è finito e ogni posizione è contendibile. A Cagliari occorre rispondere in modo diverso, anche perché peggio di martedì sarebbe difficile fare».