Per il Giubileo in Canavese attesi 10mila pellegrini, uno su due fa il cammino in solitaria
IVREA. Per dormire sono disposti giocoforza a spendere fino a quaranta euro, per mangiare non vanno oltre i canonici 10-30 euro al giorno, ma i punti di ristoro in cui questo è possibile continuano a contarsi sulle dita di una mano. E si mettono in viaggio da soli, il 63 per cento senza aver fatto precedenti esperienze di cammino, il 50% per motivi devozionali, il 62% per amore di natura e paesaggio. Si fermano una, due notti, e hanno dai 30 ai 60 anni, molte donne.
Il trend dell’ultimo anno è molto netto e chiaro: dei cinquemila passati per Ivrea, un pellegrino su due ha scelto di fare la Francigena in solitaria, tre su cinque arrivano da molto lontano, comprese Australia e Nuova Zelanda, con i nord europei a fare la parte del leone nei giorni infrasettimanali (61 per cento, poco più di tre su cinque).
È la fotografia della via Francigena di Sigerico dalla prospettiva di chi la percorre, 40 chilometri di sentieri e strade che si inerpicano tra vigneti e borghi, dal confine con la Valle d’Aosta al confine con la provincia di Biella, e tappe a Carema, Settimo Vittone, Borgofranco, Montalto, Ivrea, Cascinette, Burolo, Bollengo, Palazzo, Piverone.
A fornirne l’istantanea alla vigilia del boom previsto per l’anno giubilare che si chiuderà il 6 gennaio, sono i questionari compilati dai pellegrini in corso Botta, dove ha sede l’infopoint dell’Associazione via Francigena di Sigerico, prezioso dispensatore di informazioni gestito da volontari oltre che meta obbligata per timbrare le credenziali.
Picco previsto a settembre
Dal suo punto di osservazione, il presidente Paolo Facchin fa notare subito come l’effetto Giubileo si stia palesando in questi giorni con i primi svizzeri e francesi, e «ci aspettiamo un notevole afflusso fino a settembre». All’ostello del Canoa club venerdì il presidente Matteo Magotti segnalava già diverse prenotazioni per aprile di coreani e giapponesi, oltre ai soliti canadesi e nord europei. Per farsi un’idea della previsione: se l’Associazione europea vie Francigene ha stimato in tutta Italia 100mila pellegrini in cammino verso la Porta Santa rispetto ai 50mila dell’anno scorso, il Canavese ne accoglierà a sua volta 10mila, il doppio di quanti ne registra ogni anno da che il turismo lento ha preso piede.
E il Canavese è pronto?
A giudicare dal parere dei camminatori sono ancora due i tasti dolenti, e riguardano i costi per dormire e mangiare. Mentre su altri aspetti va meglio. Promossa la qualità del percorso, la manutenzione e la segnaletica (meritori i sopralluoghi settimanali dei volontari di Facchin), e va considerata pure la tratta Viverone-Ivrea nel suo essere stata resa accessibile in questi mesi alle persone con disabilità, grazie al progetto Via Francigena for all finanziato con fondi del Governo. Migliorano rispetto al passato anche i voti all’inglese degli operatori, e in questo senso si spera aiutino ulteriormente i corsi sull’accoglienza promossi nei mesi scorsi dal Comune di Ivrea con il Consorzio operatori valli del Canavese e Ascom, destinati a commercianti, ristoratori e settore della ricettività.
Però a detta di chi il mondo dei cammini lo conosce bene è la visione d’insieme che manca. Ragion per cui «non si riesce a mettere in piedi un prezzo calmierato per i pellegrini che valga per tutti – ragiona Silvio Bertero, presidente del Consorzio –. Manca un coordinamento, occorre mettersi attorno a un tavolo. Mi riferisco sia ai pernottamenti sia ai menù dei pellegrini. E invece tutto va secondo le libere iniziative dei singoli». In Canavese gli ostelli sono solo tre tra Ivrea, San Germano di Borgofranco, Piverone. Se basta il contesto spartano, con una ventina di euro si ha un posto letto colazione compresa. Il discorso cambia per i B&B, che offrono un servizio meno essenziale e che i pellegrini si fanno andar bene se nei più economici ostelli non c’è più posto. E pensare ai pellegrini come a una risorsa in bassa stagione o durante la settimana? E la variante canavesana del Cammino di Oropa, ormai lanciatissimo con 5mila passaggi l’anno? Così Alberto Conte, che quel cammino lo ha progettato fondando Movimento lento. Partendo da Valperga la variante non decolla visti i collegamenti attuali. «Si potrebbe fare un gran lavoro insieme, abbiamo la fortuna di avere un territorio bellissimo. E invece, a parte il sindaco di Vidracco, i contatti con le amministrazioni canavesane cadono nel vuoto».