I sindacati: «Un commissario per la cantina Terre, solo così si evita la liquidazione»
BRONI. «Subito la nomina del commissario per fare chiarezza ed evitare la liquidazione dell’azienda». Venerdì mattina, i 65 dipendenti di Terre d’Oltrepo sono scesi nel piazzale della sede di via Sansaluto per proclamare lo stato di agitazione, supportati dai sindacati Fai Cisl e Uila Uil, a fronte del clima di incertezza che si sta creando intorno alla Cantina, a pochi giorni dall’avvio della vendemmia. Uno striscione posizionato sul cancello dello stabilimento chiede «Rispetto per il lavoro e il territorio».
«C’è mancanza di chiarezza da parte della politica e imprenditoriale – sottolinea Mario Ganzu, sindacalista della Uila Uil Pavia -. Nell’ambito della composizione negoziata della crisi, l’esperto della Camera di commercio ha iniziato a lavorare, occupandosi di trovare finanze e creditori e studiare piani di rientro, ma al momento non sappiamo ancora nulla. Inoltre, ci sono i conferitori che hanno paura di portare qui la loro uva e di non essere retribuiti un’altra volta, nonostante gli sforzi economici che hanno fatto». La proposta del sindacato è quella di «nominare subito un commissario nazionale, sta passando troppo tempo e, se non parte la vendemmia, la Cantina chiude e si va in liquidazione, senza contare le ripercussioni sui 500 conferitori, sulle 60 famiglie dei dipendenti e su tutto il territorio» conclude Ganzu.
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Per Francesco Lerede (Fai Cisl Pavia Lodi), ancora prima del commissario, «serve chiarezza nei confronti di questi dipendenti che sono esausti perché si trovano a dover affrontare una vendemmia in una situazione di totale incertezza – commenta – senza sapere quanti conferitori arriveranno e che uve porteranno, se arriverà o meno un commissario. L’imperativo è avere un commissario che possa gestire la vendemmia, poi, ci sederemo intorno a un tavolo con qualcuno che ci ascolti e cercheremo di risolvere i nodi che hanno portato a questa situazione». Lerede, inoltre, spera che i conferitori «diano un’ultima possibilità a questa azienda conferendo le uve – conclude -. I lavoratori sono preparati, sono maestranze di altissimo livello e se l’azienda è ancora in piedi è grazie a loro».
Sul piazzale ci sono anche alcuni soci che esternano tutta la loro preoccupazione: «Noi siamo disposti a portare le uve per sostenere la nostra cantina, la produttività, i dipendenti, l’intero territorio, ma vorremo anche avere la certezza che queste uve ci vengano pagate – sottolineano le socie Carla Beltrami e Fiorenza Fugazza -. Purtroppo, ci sono conferitori che non ce la fanno più ad andare avanti, non riescono nemmeno a comprare il gasolio da mettere nei trattori e questo non è ammissibile: siamo persone che hanno lavorato tutta una vita e non riescono ad ottenere una giusta compensazione del loro lavoro».
Anche alcuni consiglieri eletti lo scorso 11 luglio, nella lista appoggiata dalla Regione, che poi hanno lasciato l’incarico nel giro di una settimana, hanno portato solidarietà ai dipendenti: «Non appena insediati ci siamo subito accorti che la composizione negoziata della crisi, avviata dalla precedente amministrazione, avrebbe bloccato l’operatività della cantina per la vendemmia e ora sta bloccando anche la nomina del commissario, che ci auguriamo arrivi per gestire questa fase di emergenza – afferma Paola Fugagnoli, direttrice di Cia Pavia -. Vanno attivati fondi ad hoc a sostegno delle aziende, come è stato fatto per la peste suina, almeno per una rinegoziazione dei mutui. Ma servono garanzie dallo Stato nei confronti delle banche per aiutare i soci a sopravvivere».
Oliviero Maggi