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Gaza, la tregua entra nel vivo: tra camion di aiuti nella Striscia e rilascio degli ostaggi, negoziato blindato: Hamas “rinuncia” al controllo della Striscia

Gaza, scattata la tregua, tra il ritorno degli sfollati e la liberazione degli ostaggi ancora in vita – (oltre che il rientro dei corpi di chi non si è salvato) – e il veto di Hamas sul futuro della Striscia, tutto è in progressivo svolgimento. Anche se appeso alle minacce dei miliziani palestinesi che insistono a recalcitrare su alcuni punti dell’accordo.

Gaza, la tregua entra nel vivo: al via (da domani) il rilascio degli ostaggi

A Gaza la tregua entra nel vivo. A 737 giorni dall’inizio del conflitto, portando un fragile sospiro di sollievo nella regione. L’accordo, mediato da Stati Uniti, Qatar ed Egitto, prevede l’inizio del rilascio dei 48 ostaggi israeliani da parte di Hamas a partire da lunedì mattina. Un primo segnale di fiducia è il massiccio rientro degli sfollati palestinesi: circa 500mila di loro sono già tornati a Gaza City dall’inizio della sospensione dei combattimenti. Mentre i primi camion di aiuti umanitari riescono a entrare nella Striscia. E in questo frangente, si ipotizza inoltre un ruolo per il genio militare italiano nelle operazioni di sminamento future.

Hamas insiste a voler mostrare i muscoli, ma…

Eppure, nonostante il cessate il fuoco e il progressivo ritiro delle truppe israeliane, le tensioni sul futuro di Gaza restano sul campo, con Hamas che insiste ad alzare la voce e a ostentare un’ultima prova muscolare, per quanto fiaccata dall’accordo sulla tregua e la prima fase del piano di pace di Trump. Respingendo categoricamente qualsiasi prospettiva di «tutela straniera» e di disarmo totale. Oltre che definendo «assurda» l’ipotesi che i suoi leader debbano lasciare la Striscia. Il gruppo fondamentalista punta infatti a integrare le sue milizie in una futura struttura militare palestinese, tentando drasticamente di frenare le ambizioni e le possibilità di un dopoguerra stabile.

Hamas rinuncia al controllo della Striscia di Gaza

Ma è nella tarda mattinata di oggi (domenica 12 ottobre ndr) che arriva l’ultima parola: Hamas non governerà la Striscia di Gaza dopo la fine della guerra. Ad annunciarlo all’agenzia Afp è una fonte del movimento vicina ai negoziati, dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. «Per Hamas, il governo della Striscia di Gaza è una questione definita. Hamas non parteciperà in un modo alla transizione, e questo significa che ha rinunciato al controllo della Striscia di Gaza. Ma rimane un elemento fondamentale della società palestinese», ha dichiarato la fonte.

Vertice di pace e firma del piano, domani Trump a Sharm

Domani allora, dopo una visita lampo in Israele – dove parlerà alla Knesset e incontrerà Netanyahu e i familiari delle vittime – Donald Trump sarà quindi in Egitto per la firma sull’accordo per Gaza al vertice di pace a Sharm el-Sheikh. Cerimonia alla quale, però, Tel Aviv e Hamas non parteciperanno.

L’accordo vedrà la sigla di Trump e dei mediatori (Egitto, Qatar e Turchia), mentre non ci sarà alcun rappresentante israeliano e di Hamas, apprende l’Adnkronos da fonti informate secondo cui l’accordo «si basa sulle lettere di principio fornite separatamente da Israele, Hamas e i mediatori».

Alla cerimonia sono stati invitati tra i Paesi europei Italia (ci sarà la premier Giorgia Meloni), Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Grecia e Ue. Per i Paesi arabi e islamici presenti invece Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Emirati arabi, Egitto, Giordania, Pakistan, Indonesia. Tra i presenti, anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Secondo Barak Ravid di Axios, gli Stati Uniti avrebbero invitato, anche Giappone, Azerbaigian, Armenia, Ungheria, India, El Salvador, Cipro, Bahrein, Kuwait e Canada. E, sempre secondo una fonte citata da Axios, anche l’Iran sarebbe stato invitato.

Il presidente Trump e il suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi presiederanno il vertice di pace, ha quindi spiegato la presidenza egiziana. L’incontro si terrà lunedì pomeriggio «con la partecipazione di leader di oltre venti Paesi», si legge nella dichiarazione.

L’incontro avrà l’obiettivo di «porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, intensificare gli sforzi per raggiungere la pace e la stabilità in Medio Oriente e inaugurare una nuova era di sicurezza e stabilità regionale».

Mistero “diplomatico” o tragico incidente?

Intanto, nel contesto di questi delicati negoziati al via, la località di Sharm El-Sheikh è al centro della diplomazia. Qui, però, un tragico incidente stradale ha tolto la vita a tre diplomatici del Qatar, Paese chiave nella mediazione. Un caso che sta aggiungendo un elemento di lutto e di mistero con una vicenda che, tra smentite ed errata corrige, rischia di rimanere nebulosa. E sullo sfondo.

Ostaggi di Hamas, il coordinatore alle famiglie: verso il rilascio di lunedì mattina

Tra le certezze, comunque, resta quanto confermato dal coordinatore per gli ostaggi e le persone scomparse, Gal Hirsh, che ha detto alle famiglie dei rapiti che i funzionari israeliani stimano che il processo di rilascio inizierà lunedì mattina. «È iniziato il conteggio delle 72 ore in base all’accordo», ha scritto Hirsh nel suo messaggio alle famiglie secondo quanto riferisce Haaretz. «E in base all’accordo gli ostaggi vivi ci saranno consegnati e ci aspettiamo che i resti degli ostaggi ci vengano restituiti». Non solo. Hirsh ha anche aggiunto che i preparativi per ricevere gli ostaggi sono stati completati.

Il ritorno delle spoglie di chi non si è salvato…

Mentre il team internazionale incaricato di localizzare i corpi degli ostaggi che non vengono restituiti inizierà il suo lavoro dopo le prime 72 ore. «Chiediamo, ci aspettiamo e stiamo lavorando per garantire uno sforzo al 100% da parte di Hamas, con l’assistenza della forza internazionale, per adempiere al compito e riportare tutti gli ostaggi deceduti sul suolo israeliano», ha scritto.

Intanto, in queste ore c’è spasmodica attesa per gli ostaggi ancora in vita che dovrebbero rientrare a partire da damani e per il ritorno a casa delle spoglie di chi non ce l’ha fatta. Sono 20, su 48 ancora nella Striscia di Gaza, gli ostaggi israeliani che si ritiene siano ancora in vita, come confermato anche dal premier Benjamin Netanyahu. E che, insieme a quelli deceduti, saranno restituiti in Israele tra lunedì e martedì nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Tel Aviv e Hamas sul piano di pace elaborato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che l’ha fortemente voluto e perseguito.

 

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