Prime frizioni tra il premier ungherese Magyar e l’Ue: “Bruxelles gli ha chiesto di rinunciare a parte dei fondi congelati”
Il primo incontro del futuro premier ungherese, Péter Magyar, con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è andato meno bene di quanto fatto trapelare dai due protagonisti. Al termine del bilaterale del 29 aprile scorso non si poteva certo parlare di entusiasmo, se paragonato al giubilo di entrambi dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán, ma i due leader avevano comunque parlato di una “stretta collaborazione” che sarebbe proseguita nei mesi successivi con l’obiettivo di sbloccare i fondi Ue congelati per le ripetute violazioni dello stato di diritto del precedente esecutivo. Ma le rivelazioni di tre alti funzionari europei a Politico raccontano altro: nel corso del bilaterale non è stato trovato un accordo sulle cifre da erogare a Budapest.
Il problema è che, vista anche la certo non positiva situazione economica del Paese, riportare in patria i 10,4 miliardi di fondi del Pnrr bloccati a Bruxelles è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Magyar, al pari della promessa di combattere la corruzione. Quando è stato ricevuto, però, gli è stata prospettata una situazione diversa da quella che aveva immaginato, secondo la ricostruzione. Di questi 10,4 miliardi, 6,5 sono a fondo perduto, mentre 3,9 sono prestiti che Budapest dovrebbe restituire a interessi estremamente favorevoli. La richiesta di Palazzo Berlaymont è stata quella di prendere i soldi a fondo perduto e rinunciare invece al prestito. Per due motivi: secondo la Commissione non c’è abbastanza tempo per erogare l’intera somma, poiché i pagamenti sono subordinati al raggiungimento da parte dell’Ungheria di specifici obiettivi di riforma, oltre al fatto che questi prestiti peggiorerebbero ancora di più la situazione economica dello Stato ungherese.
Parole che hanno sorpreso il team di negoziatori arrivati da Budapest che, così, si trovano a dover scegliere se accettare la proposta delle istituzioni Ue o andare allo scontro e rischiare che il blocco dei fondi si protragga ancora a lungo. Per Bruxelles non c’è dubbio: il nuovo primo ministro sceglierà la prima opzione. Tanto che, si legge, al Berlaymont avevano già simulato questo scenario prima della sconfitta di Orbán. Da parte loro, anche i negoziatori ungheresi stanno facendo strategia nel tentativo di capire fino a che punto la Commissione sia disposta a cedere sulle riforme democratiche che richiede.
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