Rischio idrogeologico, l’Ogs di Trieste attrezza l’aereo con droni e sensori per monitorare le frane in Fvg
TRIESTE. Un aereo dotato di specifici sensori sorvolerà il Friuli Venezia Giulia e rileverà i movimenti franosi che minacciano il territorio.
Il velivolo è di proprietà dell’istituto nazionale di Oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste, l’ente di ricerca impegnato nel monitoraggio del territorio per mappare il rischio idrogeologico.
L’ente di ricerca, come spiega la direttrice generale Paola Del Negro, ha ottenuto i fondi messi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per attrezzare il velivolo, un Piper, e avviare la mappatura di migliaia di frane. A supporto di questa attività saranno usati anche i droni,il cui utilizzo non è nuovo in Friuli. Un esempio per tutti è la frana di Cazzaso (Tolmezzo).
Il monitoraggio
«Da tempo – sottolinea Del Negro – seguiamo la frana di Cazzaso (Tolmezzo) e il problema di Premariacco, dove stiamo installando altri sensori per capire se l’eco che si avverte è provocato da una caduta d’acqua. Quando l’acqua raggiunge certi livelli cade a provoca il boato».
La direttrice elenca queste attività per rimarcare il valore aggiunto dell’ente di ricerca nato nel 1753 quando, su richiesta dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, i gesuiti istituirono la Scuola di astronomia e di navigazione per soddisfare le esigenze di sviluppo del porto di Trieste dopo la dichiarazione di porto franco del 1719. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e l’Ogs, pur mantenendo l’attenzione verso gli ambienti marini, non trascura la scienze della terra. Da qui il potenziamento delle reti di rilevazione compresa quella delle frane. «Siamo l’unico ente di ricerca in Italia ad avere un aereo dotato di sensoristica che possa svolgere il monitoraggio delle frane» ribadisce la direttrice non senza citare la misura della frana tra i comuni di Rigolato e Forni Avoltri, nella zona dei sentieri 227 e 228.
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Droni e gps
Dal 2014 il Centro di ricerche sismologiche è impegnato nella realizzazione e nella messa in opera di una rete stazioni permanenti Gnss per la caratterizzazione e il monitoraggio del movimento franoso a monte dell’abitato di Cazzaso nel comune di Tolmezzo (UD). Spiega il ricercatore Davide Zuliani:
Il sistema è caratterizzato da 13 stazioni di monitoraggio attive più due stazioni di riferimento: siamo in grado di stimare spostamenti con precisione del centimetro e con un ritardo di un’ora. In questo modo riusciamo a garantire una segnalazione tempestiva e robusta all’ente locale, che può gestire le vie d’accesso e l’eventuale evacuazione di un centro abitato
Zuliani ci tiene a dire che quella di Cazzaso «è una delle frane meglio monitorare, con questo sistema, d’Europa. Lo facciamo d’intesa con il Comune che ci ha affidato l’incarico e la Protezione civile regionale». Il Centro di ricerche sismologiche ha inoltre monitorato, da dicembre 2018 a settembre 2022, per conto della Protezione civile regionale, la sponda sinistra del fiume Livenza vicino all’abitato di Brugnera. Il monitoraggio è stato effettuato per mezzo di una rete di stazioni permanenti Gnss equivalenti a quelle utilizzate per la rete di Cazzaso. Il sistema è stato poi smantellato per permettere i lavori di messa in sicurezza della sponda.
Il monitoraggio aereo
«Il nostro è l’unico aereo da ricerca in Italia» sottolinea il responsabile dell’infrastruttura del telerilevamento aereo dell’Ogs, Paolo Paganini, nel soffermarsi sull’accordo siglato con il servizio Geologico del Friuli Venezia Giulia, concluso lo scorso anno, per verificare se c’erano movimenti nell’abitato di Arta Terme.
«Utilizzando i dati rilevati negli ultimi anni dall’Ogs, abbiamo fatto un’analisi con i modelli differenziali del terreno per vedere se c’erano movimenti nell’abitato di Arta Terme» continua Paganini nel far notare che questa tecnologia non può rilevare spostamenti millimetrici.
Con la stessa tecnologia, i ricercatori dell’Ogs hanno rilevato le forme carsiche evidenti sul terreno, meglio note come doline. «Sono sparse in tutto il Friuli Venezia Giulia, compresa la zona del Monte Canin, grazie ai dati telerilevati siamo riusciti a fare la conta automatica di tutte le doline su una porzione molto grande del territorio. Abbiamo ottenuto risoluzioni importanti, raggiungiamo anche 10 punti a metro quadrato. Attraverso questa analisi – continua il ricercatore – abbiamo estrapolato anche i parametri morfologici delle doline, vale a dire la lunghezza, l’inclinazione, che possono essere associati ai fenomeni geologici». Ma non è ancora tutto perché l’infrastruttura di telerilevamento è stata utilizzata anche per rilevare lo spessore delle grotte e capire se vanno incontro a rischio crollo.
«In questo caso – continua Paganini – gli sbalzi climatici possono accelerare processi già in atto». Non sono da meno le rilevazioni in corso nel porto di Trieste per accertare e monitorare la presenza di un’alga propria del golfo di Trieste.
«Supportiamo i colleghi di Oceanografia nella mappatura dell’estensione della zona dove è presente l’alga – chiarisce Paganini–: siamo in grado di desumere anche le informazioni sullo stato di salute dell’alga, vedere lo stato di evoluzione e desumere quindi il suo stato di salute».
Il monitoraggio sismico
Fa parte dell’Ogs anche il centro di ricerche sismologiche, con sede a Udine, si occupa del monitoraggio sismico del Nord-Est, utilizzando le registrazioni della rete sismometrica e i dati delle reti limitrofe. La rete per il monitoraggio sismico, che nel 1977, un anno dopo il terremoto che distrusse buona parte del Friuli, era costituita da sette stazioni dislocate nell'area epicentrale, da allora si è progressivamente estesa al resto del Friuli Venezia Giulia e al Veneto. Attualmente la rete comprende 43 stazioni. Insieme alla rete strong-motion (con oltre 350 accelerometri) e la rete geodetica FreDNet con 22 stazioni satellitari (Gnss), costituisce l’infrastruttura nazionale del Sistema di monitoraggio dell’Italia Nord-Orientale.