Caporalato nell’opificio a Vigevano, la Cgil: «Denunce inascoltate, servono maggiori controlli»
«Avevamo da tempo dei sentori di un "pesante sfruttamento lavorativo", ma nessuno ci ha ascoltato». Giovanna Currò, sindacalista della Filctem Cgil è sì sconcertata dalla notizia relativa al caporalato in aziende cinesi subfornitrici di Tod’s anche a Vigevano, ma di certo non si dice sorpresa.
«Anni fa – dice Currò – avevamo segnalato il caso di quel laboratorio-scantinato completamente abusivo di corso Genova, in cui i lavoratori erano costretti a lavorare, come rilevato dagli ispettori, in pessime condizioni sia da un punto di vista sanitario che per la sicurezza. Le paghe erano da fame e gli operai lavoravano per un numero di ore superiore a quanto previsto». Ora non siamo molto lontani: a Vigevano, in aziende cinesi, si produrrebbero, in subappalto, scarpe Tod's.
«Saranno contoterzisti – suppone la sindacalista – che hanno a loro volta affidato una parte del lavoro ad altri perché da soli non sarebbero mai riusciti a consegnare l’ordine nei tempi richiesti. Quando era stato annunciata la costituzione del “Tavolo per il rilancio del distretto meccano - calzaturiero e calzaturiero di Vigevano” cui dovevano partecipare Provincia, Comune, associazioni di categoria e sindacati, noi avevamo chiesto di aprire anche un “Tavolo della legalità”, perché il caso Tod’s potrebbe non essere l’unico. Ci sono diversi contoterzisti che producono “tanto”, ma non avrebbero, almeno sulla carta, il personale per produrre così tanto. Ecco perché avevamo chiesto quel tavolo, e perché avevamo chiesto e chiediamo ancora maggiori controlli».
Un altro punto critico da considerare, ora, sarà la qualità del prodotto finito. Ammesso che oltre ai contoterzisti ci siano davvero dei lavoratori in nero, in questo caso stranieri, di sicuro questi non sono al livello delle maestranze artigianali che si sono formate negli anni a Vigevano, a Parabiago e nelle Marche.
«Certo che no – risponde la sindacalista –, ma perché non sono neanche messi nelle condizioni di lavorare come quelle maestranze. Non hanno i macchinari, le materie prime di qualità, lavorando in scantinati non hanno la giusta luce, non hanno le ore di riposo necessarie per fare un buon lavoro. Resta quindi da capire come, sia gli eventuali contoterzisti sia le grandi firme possano davvero garantire la qualità e l’artigianalità di tutti i prodotti». Non è un caso, quindi, per i sindacati che la Procura di Milano già nei mesi scorsi avesse chiesto l'amministrazione giudiziaria per Tod's per omessi controlli nella catena dei subappalti della produzione in opifici cinesi. —
Selvaggia Bovani