Spessa Po, nuovo inquinamento all’ex Rivol
SPESSA PO. Ex Rivol, anche la falda acquifera rischia di essere stata inquinata. A confermarlo è la relazione tecnica eseguita dai tecnici di Arpa, Provincia e Comune, stilata appena dopo la scoperta di un nuovo punto di inquinamento dell’ex fabbrica dei veleni, qualche settimana fa durante i campionamenti del terreno «nell’ambito del piano di collaudo della bonifica pregressa, relativa al periodo 1998-2004».
Il nuovo pericolo
Una scoperta quasi casuale, sebbene carotaggi e monitoraggi siano costantemente eseguiti dagli enti competenti sin dalle origini di uno dei più grandi disastri ambientali della storia in provincia di Pavia, iniziata quarant’anni fa con il fallimento della società che lavorava nelle campagne vicino alla frazione Sostegno olii esausti, lasciando dietro di sè veleni ancora sepolti e pericolosi nonostante anni di interventi e bonifiche. Ma quello scoperto qualche settimana fa ha di fatto riaperto una vicenda che sembrava ad un passo dalla soluzione finale. E cioè che proprio il nuovo punto individuato potrebbe essere addirittura la fonte principale dell’inquinamento di tutta l’area a causa della «propagazione di materiali inquinanti che metterebbe a rischio di contaminazione anche la falda acquifera». Un colpo durissimo, dal momento che l’ultima relazione redatta dai tecnici prima della scoperta parlava già di «indagini integrative finalizzate alla conclusione del procedimento delle attività di bonifica pregresse condotte sul terreno». Invece un nuovo carotaggio, eseguito in un punto fino ad oggi mai controllato, ha portato alla luce una realtà ben diversa. Vale a dire «la presenza di un tratto di tubazione compromesso e nell'interno della corrispondente trincea e sino ad una profondità di 2 metri, dove il terreno si presentava di colore grigio /nero e con un fortissimo odore di idrocarburi». Punto individuato proprio come «probabile fonte di conta mi nazione primaria». La sindaca Debora Borgognoni ha firmato subito un verbale di somma urgenza, affidando ad una ditta specializzata la primissima fase di messa in sicurezza. Altri 6 mila euro che si aggiungono, per ora, al pozzo nero di circa 15 milioni di euro spesi finora dalla Regione per la bonifica dell’area. «Per far fronte ai rischi che rappresentano un pericolo per la pubblica incolumità – conclude la relazione – è prevista la rimozione del terreno asportato dalla trincea e alla copertura mediante apposito telo impermeabile». Cosa che è stata già fatta. —