Il dottor Sturla: «La boxe aiuta i parkinsoniani a contrastare gli effetti della malattia»
VOGHERA. Dalla convention mondiale della Wbc a Bangkok al corso di formazione e aggiornamento dei medici del pugilato a Roma: il professore pavese Mario Ireneo Sturla, numero uno italiano dei medici sportivi del pugilato, ha parlato di boxe e salute. «Il tema era il medico della boxe fra presente e futuro – afferma Sturla –. Abbiamo trattato numerosi temi, dall’evoluzione del pugilato femminile agli aspetti fisiologici del pugilato maschile».
Non solo, perché lo stesso Sturla ha trattato di come argomenti come riconoscere per prevenire ed evitare complicanze della concussione cerebrale e le emorragie cerebrali. «Fra gli altri – aggiunge il noto professore pavese – anche igiene, profilassi, prevenzione, traumatismi, marker biologici. Continuiamo nella lotta al taglio del peso, prevenendo pratiche che possono risultare pericolose per la salute del pugile, come dicono le percentuali di incidenti traumatici, anche di carattere mortale, dovuti al taglio del peso. Per questo motivo ai pugili in attesa di match importanti facciamo sostenere esami particolari, in modo che nessuno possa aggirare le nostre prescrizioni. Nel caso venissero scoperti, possiamo arrivare fino a chiedere la sospensione dei combattimenti, invitando la federazione a prendere provvedimenti nei confronti di chi ha adottato questi metodi. Per dimagrire, poi, non si confonda il nutrizionista con il medico specialista in medicina dello sport e scienze dell’alimentazione, perché solo quest’ultimo sa come intervenire nel modo giusto».
Sempre a Roma il professor Sturla si è fatto portavoce di un messaggio sulle problematiche legate a determinate malattie. «A questo tema abbiamo dedicato una giornata – aggiunge Sturla – un numero sempre maggiore di persone con diabete fanno sport. Non possono salire su un ring per un match, ma possono fare pugilato come attività ludico ricreativa».
Un altro dei problemi su cui si discute sono i match fra pugili con disabilità. «Su questo fa luce il libro che ho scritto grazie anche al supporto del Cip, della federpugilistica e della federazione medico sportiva – chiude Sturla –, ne ho parlato in sedi quali il Consiglio dei ministri. Sabato a San Pellegrino parlerò anche su come consentire ai boxeur disabili di battersi, a patto che siano però nelle stesse condizioni fisiche».
Il pugilato, inteso come allenamento al match, serve anche come prevenzione e terapia per il morbo di Parkinson. «Si è evidenziato – spiega Sturla – che per una persona di fascia d’età tra i 40 e i 70 anni l’avviamento allo sport e alla boxe in particolare migliora equilibrio e coordinazione. Attraverso l’esercizio fisico e l’attività ludico ricreativa facciamo in modo che le contratture avvengano in misura minore» —.