Sessantenne ucciso in casa a colpi di appendiabiti: fermata la compagna 39enne
Le macchie di sangue sulle pareti del soggiorno, i tentativi di pulire il pavimento, tracce ematiche sull’asta dell’appendiabiti. Quando i sanitari del 118 entrarono nella casa di Primavalle, la mattina del 27 aprile, Alberto Pacetti era già in condizioni disperate. Il 60enne morì il giorno successivo al policlinico Gemelli. Per la procura di Roma, a colpirlo sarebbe stata la compagna convivente, Monica Belciug, cittadina romena di 36 anni ora arrestata con l’accusa di omicidio.
La notte della lite
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del commissariato Primavalle e dalla polizia scientifica della Questura di Roma, la violenta aggressione sarebbe avvenuta nella tarda serata del 26 aprile. Alcuni residenti della palazzina hanno raccontato agli agenti di aver sentito urla e rumori provenire dall’abitazione della coppia.
La donna avrebbe colpito Pacetti più volte al volto e alla testa utilizzando proprio un’asta appendiabiti in metallo, oltre che una cornice di un quadro. L’uomo riportò fratture al volto, lesioni interne e traumi che si sarebbero rivelati fatali dopo il ricovero.
Quando arrivarono i soccorsi, in casa c’era soltanto la donna. Poco dopo anche lei si recò in ospedale sostenendo di essere rimasta ferita durante una lite con i figli della vittima. Agli investigatori, però, il suo racconto apparve subito frammentario e contraddittorio.
Le tracce nell’appartamento
Gli agenti trovarono nell’abitazione evidenti macchie di sangue su una parete del soggiorno e sulla biancheria da letto. Secondo gli investigatori, qualcuno avrebbe tentato di pulire parte della scena. Tracce ematiche furono rilevate anche su un appendiabiti metallico sequestrato durante i rilievi.
In un primo momento la 36enne avrebbe riferito ai figli di Pacetti che il padre era morto dopo una caduta accidentale. Una versione che, con il passare delle ore, si è scontrata con gli esiti degli accertamenti medico-legali e della scientifica. Le ferite riportate dal 60enne non sarebbero state compatibili con una semplice caduta.
I precedenti e le testimonianze
Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Antonio Di Cicco hanno portato la gip Maria Gaspari a firmare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la donna, già condannata in passato per reati contro la persona.
A denunciare quanto accadeva all’interno dell’appartamento furono anche i figli della vittima. Agli investigatori hanno raccontato episodi precedenti di aggressioni e violenze. Già a febbraio, secondo le loro dichiarazioni, Monica Belciug avrebbe colpito il compagno con spray urticante e pugni, provocandogli la frattura del naso.
I vicini hanno inoltre riferito di liti frequenti e tensioni continue nel condominio. Alcuni hanno raccontato che la donna si vantava di essere amica di «Spada e Casamonica» per avere il sopravvento nelle dispute con gli altri residenti.
I punti ancora da chiarire
Gli investigatori stanno ora ricostruendo con precisione le ore precedenti al ricovero dell’uomo e verificando se vi siano stati ritardi nella richiesta di soccorso. Resta centrale anche l’analisi delle testimonianze raccolte nella palazzina e degli accertamenti scientifici effettuati nell’appartamento.
Belciug, messa alle strette durante gli interrogatori, sarebbe scoppiata in lacrime prima di essere accompagnata in ospedale per alcuni accertamenti. Ora sarà il procedimento giudiziario a chiarire responsabilità e dinamica definitiva di una vicenda che ha sconvolto il quartiere di Primavalle.
L'articolo Sessantenne ucciso in casa a colpi di appendiabiti: fermata la compagna 39enne sembra essere il primo su Secolo d'Italia.