Femminicidio, quando l’uomo che dovrebbe amarti ti uccide
Trentanove vittime di femminicidio dal primo gennaio 2019 al 30 giugno (dati associazione Sos Stalking). Ma la strage non si ferma. L’ultima è Roberta Perillo, 32 anni, trovata senza vita nella vasca da bagno di casa sua a San Severo. Era l’11 luglio, poco dopo il fidanzato Francesco D’Angelo ha confessato il delitto. Secondo alcuni racconti lei voleva lasciarlo.
Una dinamica che si ripete spesso, quando a compiere il delitto è il compagno, il marito. L’uomo che nella maggior parte dei casi ogni vittima ha scelto di avere accanto per amore. Ma che si è trasformato in un mostro. Poco prima di Roberta è accaduto a Elisa Ciotti, colpita mortalmente dal marito Fabio Trabacchin nella loro abitazione, a Cisterna di Latina, mentre in casa c’era la loro figlia di dieci anni. È stata lei a trovare la mamma priva di vita.
Nelle stesse ore è stato confermato anche il femminicidio di Roberta Ragusa (nella foto), scomparsa in pigiama dalla sua abitazione nel gennaio del 2012. Le indagini si concentrano fin dalle prime ore sul marito, Antonio Logli, che sostiene l’allontanamento volontario della moglie. È stato condannato a 20 anni per omicidio e occultamento di cadavere.
In totale nel 2018 in Italia hanno perso la vita 86 donne, il 2017 ha visto 113 vittime, nel 2016 ne sono state uccise 115, 120 nel 2015, ben 138 nel 2013. L’Italia sembra voler restare un Paese non per donne: i dati raccolti nell’ultimo rapporto del Censis, realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità, confermano che la media è ancora oggi di un femminicidio ogni 60 ore. Una ferita che sembra non chiudersi
Lo ripete Vera Squatrito, che così ha perso sua figlia Giordana, uccisa a 20 anni dall’ex compagno, Luca Priolo, padre della loro bambina. L’ha colpita con 48 coltellate il 7 ottobre del 2015. Era il primo amore di Giordana, il principe azzurro che aveva sognato da bambina.
Poi ha cominciato a perseguitarla, ad essere violento. Giordana ha avuto il coraggio di denunciarlo per stalking e lui a meno di 24 ore dalla prima udienza l’ha uccisa. È stato condannato a 30 anni dalla Corte d’assise di Catania, per il femminicidio. Il processo per stalking è ancora in corso.
«Porterò avanti la voce di mia figlia fino al giorno in cui lui sarà condannato come merita», ci racconta Vera, che da quel 7 ottobre si è trasformata in un’altra donna. Ha due missioni: crescere la sua nipotina Asia, che oggi ha 8 anni e proteggerla da suo padre.
«Quando Asia ha capito cos’era successo, abbiamo parlato. Con le parole dei bambini le ho raccontato di sua madre», continua Vera Squatrito, che oggi si batte quotidianamente per evitare che altre donne vengano uccise. «La mattanza continua ancora nonostante ci sia tanta informazione e nuove norme come il codice rosso. Credo che sia necessaria più attenzione sul maltrattante, si deve analizzare il profilo psicologico e attivare le dovute misure cautelari per proteggere la vittima».
Dopo ripetuti maltrattamenti, spesso le donne decidono di denunciare ma non sempre riescono a salvarsi.«La violenza è un problema culturale» aggiunge la mamma di Giordana. «Troppo spesso abbiamo notizie di questi esseri che uccidono senza pietà. È necessario inasprire le pene».