#l’italia siamo noi
Ci piacerebbe disegnare un arcobaleno e scrivere che andrà tutto bene. Ma non sarebbe giusto. Così, dopo aver fatto un numero dedicato a Milano e alla Lombardia (i primi e tra i più colpiti dall’emergenza virus) e uno a chi è impegnato in prima linea nella lotta contro il Covid-19, abbiamo voluto pensarne uno nuovo più difficile, forse più scomodo, sicuramente coraggioso. Si tratta di un Vanity Fair ancor più impegnato, molto serio, un unicum nella sua lunga storia. Abbiamo chiamato all’appello premi Nobel, filosofi, amministratori delegati, presidenti delle filiere italiane più importanti. Ma anche poeti, artisti, stilisti e analisti di scenari futuri.
A tutti abbiamo fatto una domanda: cosa succederà dopo questo virus? Che mondo ci aspetta nei mesi a venire?
«Non sono particolarmente ottimista sul dopo. L’uomo è un animale strano e non è detto che sia sempre in grado di apprendere le lezioni», sostiene il filosofo Silvano Petrosino a pagina 52. Siamo d’accordo con lui, ma poiché siamo anche inguaribili ottimisti e soprattutto sognatori pragmatici, abbiamo lanciato una sfida a tutte le voci che riportiamo in questo numero: immaginare il domani, proporre idee, fare progetti, dare indicazioni, suggerire strategie.
Dalla moda al design, dal turismo alla filiera alimentare, dall’industria automobilistica all’innovazione, dallo spettacolo all’intrattenimento: ogni comparto, ogni voce dell’Italia fanno il punto della situazione e provano a dare un’indicazione, un indirizzo sul da farsi qui, ora e soprattutto al più presto.
Ci piacerebbe disegnare un arcobaleno e scrivere che andrà tutto bene: invece in copertina abbiamo voluto un’opera di Francesco Vezzoli, creata in esclusiva per Vanity Fair (verrà in seguito battuta all’asta e il ricavato devoluto interamente in beneficenza) che racconta non solo della ferita del virus ma anche degli spiragli che si possono intravedere in questo Paese piegato, questa meravigliosa Italia che da sempre ha saputo trarre il meglio dal peggio che le è accaduto.
Facciamo appello a questa sua forza, al suo ingegno, alla sua creatività che non conoscono limiti, dolori e difficoltà. E non scambiate questo atteggiamento per leggerezza: stiamo entrando in un’epoca di serietà, un nuovo tempo, come in molti lo chiamano in questo numero, dove i valori e gli interrogativi di ieri (l’ecologia, il rispetto del lavoro umano, l’inclusione, l’importanza dello Stato) non saranno più soltanto mete da inseguire ma risultati da mettere sul tavolo. Hic et nunc. Qui e adesso.
La storia siamo noi. O meglio: l’Italia siamo noi. Quest’emergenza ce l’ha fatto capire ancora di più.
Buona lettura