Perché «Bombshell» è il film pre-Me Too da vedere
Chi associa Fox News a Donald Trump lo fa a ragion veduta: non è solo questione di propaganda, ma anche dell’amicizia storica che legava The Donald e Roger Ailes, l’allora presidente del network che fece di tutto per sostenere il candidato repubblicano nella sua corsa alla Casa Bianca, subodorando non solo il successo dell’operazione, ma anche un ruolo di spicco dell’informazione del canale per tutto il suo mandato. Speranza che è diventata vera solo a metà, perché è vero che Trump è stato eletto ma anche che, nel frattempo, Ailes è stato detronizzato trovandosi a essere da uomo più potente della televisione ad antesignano di Harvey Weistein e di tutti gli uomini di potere che usano la propria posizione per chiedere favori sessuali alle donne. La vicenda di Ailes, che è diventata una miniserie per Hbo dal titolo di The Loudest Voice con Russell Crowe nel ruolo del protagonista, trova ancora più forza e intensità grazie a Bombshell – La voce dello scandalo, il film di Jay Roach che sarebbe dovuto uscire in sala ad aprile ma che, per via del coronavirus, arriva direttamente su Amazon Prime Video.
https://www.youtube.com/watch?v=lQTUGLAWUls&t=21sQuasi del tutto snobbato agli Oscar, dove è riuscito a portarsi a casa solo l’Oscar al miglior trucco e parrucco, Bombshell descrive alla perfezione i mesi febbrili negli studi di Fox News nel pieno della campagna presidenziale di Trump. La prima a scoperchiare il vaso di Pandora è Gretchen Carlson (Nicole Kidman), una conduttrice che, dopo aver perso la guida del programma Fox and Friends ed essere stata retrocessa nella fascia pomeridiana, decide di sporgere denuncia ad Ailes per essere stata molestata nel suo ufficio anni prima, quando stava muovendo i primi passi nella carriera. Il fatto che l’uomo chieda dei colloqui privati alle stagiste, alle giornaliste in erba e alle presentatrici del meteo è cosa risaputa alla Fox, ma nessuno si è mai chiesto se fosse il caso di intervenire o meno. Quando una di loro appariva in video tutti sapevano che ci era stata, mentre quando la vedevano imballare gli scatoloni voleva dire che non aveva avuto abbastanza fegato o intenzione per farlo. È per questo che Gretchen pensa che la sua causa porti molte delle sue colleghe a parlare e a condurre una battaglia contro Ailes: peccato che il #MeToo non sia ancora scoppiato, che Weinstein sia ancora il produttore più potente di Hollywood e che denunciare per una donna significa ancora non essere più assunta da nessun perché da allora sarà sempre quella che «crea problemi». A essere determinante per la causa, però, è il coinvolgimento della grande Megyn Kelly, una delle conduttrici più potenti di Fox News, famosa per aver ricevuto da Trump diversi attacchi personali attraverso il suo profilo Twitter.
Lasciata sola davanti al candidato repubblicano e silenziosamente sostenuta dai network concorrenti, Kelly prosegue per la sua strada fino a quando non viene a conoscenza della denuncia della Carlson e inizia a riflettere sul prezzo della verità: se raccontasse di essere stata molestata anche lei potrebbe perderebbe tutto quello che ha faticosamente costruito – al momento è alla guida di un suo show, The Kelly File, che è uno dei più visti di Fox News -, ma eviterebbe a molte sue colleghe di patire lo stesso destino. Il suo ruolo nella causa contro Ailes diventa determinante: insieme a Carlson e ad altre sei donne, l’uomo si trova al centro dello scandalo convicendo Rupert Murdock, proprietario della rete, a estrometterlo dal ruolo preparandogli un congedo a sei zeri. Nel mezzo l’unico personaggio inventato del film è quello di Kayla Pospisil, l’idealista interpretata da Margot Robbie che, secondo le intenzioni degli sceneggiatori, doveva essere il simbolo di tutte le donne che hanno subito in silenzio le attenzioni di uomo che aveva la facoltà di distruggerle con un semplice schiocco di dita. Il film è ben congeniato ed è perfetto sia nella tenuta del ritmo che dell’intreccio, senza contare le grandi interpretazioni di Robbie, Kidman e, soprattutto, della Theron, qui irriconoscibile grazie al trucco che l’ha resa particolarmente somigliante a Megyn Kelly. Di certo, però, fa riflettere che la Fox abbia predisposto 50 milioni di dollari alle vittime di molestie sessuali e ben 65 di liquidazione ad Ailes e Bill O’Reilly, conduttore anche lui coinvolto nello scandalo. I tempi, forse, non erano ancora maturi per cogliere la gravità del problema ed è per questo che c’è di film come Bombshell non possiamo fare a meno.