Il valore del passato in tempi di quarantena
In queste giornate d’isolamento da quarantena, per mantenere le relazioni abbiamo solo lo schermo del computer o il telefono. Non possiamo spostarci o fare particolari progetti per il futuro. Una situazione che nessuno avrebbe mai immaginato in cui riaffiorano spontaneamente e con più forza i ricordi dal passato più o meno recente.
Non è un caso che proprio durante queste settimane, su Instagram, Facebook e Twitter siano comparse con più frequenza vecchie fotografie dell’infanzia o dell’adolescenza. Immagini tenere, spontanee e talvolta sgraziate che poco hanno a che vedere con quelle maggiormente condivise anche solo un paio di mesi fa. Nella selezione delle foto, a emergere ora sono gli stati d’animo legati a quei momenti, molto più che il sorriso perfetto o la posa venuta bene. Alcuni hanno ripercorso il loro 2019 (rendendosi conto che forse non era poi stato così infimo come anno) scegliendo fotografie di vacanze, cene o concerti. Altri hanno ripescato foto di famiglia che chissà se in un’altra circostanza avrebbero mai ritrovato e postato.
Un po’ com’è successo a Zelda Williams, che qualche settimana fa ha condiviso sul suo profilo Twitter quattro scatti – ritrovati per caso, facendo le pulizie – che la ritraggono sorridente con suo padre Robin, attore amatissimo scomparso nel 2014.
I ricordi della vita prima della quarantena possono renderci nostalgici. Difficile non rimpiangere le piccole libertà quotidiane che (forse) prima davamo per scontate e che adesso non abbiamo più. Quella che stiamo provando è però una nostalgia inedita. A mancarci è anche il nostro passato recente. L’altro giorno al telefono con mia sorella ho “rievocato” un episodio risalente ad inizio febbraio e ne parlavo come se fosse accaduto un’era fa. Così come mi sembrano lontanissime le azioni rituali che caratterizzavano le mie giornate prima del lockdown: la colazione al bar e il mio immancabile cappuccino con latte di soia, recarmi in libreria per sfogliare un’infinità di libri prima di tornare a casa, organizzare un aperitivo, passare una serata spensierata con gli amici.
Krystine Batcho, professoressa di psicologia a New York, ha incentrato buona parte dei suoi studi proprio sulla nostalgia. Sostiene che le persone inclini a provarla riescono a mantenere salde le relazioni sociali e affrontano meglio i loro problemi. Per Batcho rielaborare il passato è utile soprattutto quando ricordiamo i momenti in cui abbiamo superato degli ostacoli perché ci aiuta a realizzare che siamo in grado di superare delle nuove difficoltà.
In questa quarantena per la studiosa è ancora più frequente guardare al passato. «Ora che siamo circondati dall’incertezza per via della pandemia» ha affermato qualche giorno fa la Batcho «è comune ripensare ai momenti in cui la nostra vita non era così imprevedibile, per trarne conforto». Seguendo il suo ragionamento possiamo provare a cogliere dei lati positivi della nostra nostalgia. Possiamo quindi approfittare del tempo che abbiamo a disposizione per guardarci indietro, con un atteggiamento costruttivo, alla ricerca di nuove risposte.
Perché si, in questo tempo sospeso, possiamo trarre degli insegnamenti dai ricordi felici ma anche dalle esperienze passate che ci hanno deluso o fatto sentire sconfitti. Dobbiamo chiederci se il peso che abbiamo dato a quelle esperienze non sia stato eccessivo.
Renderci conto che riflettere sui casi in cui abbiamo preso una decisione sbagliata, sofferto per amore o provato rabbia, può portarci a capire qualcosa in più su di noi e su quello che vorremmo nel nostro futuro.
Don’t look back in anger, I heard you say, at least not today…