Milano Fashion Week al via! E (quasi) tutta dal vivo
Prima, attesissima giornata della Milano Fashion Week che torna – Finalmenteee!, si risalutano tutti così, con la e che sembra non terminare mai, i colleghi buyer, giornalisti, vip habitué della settimana della moda meneghina, dopo mesi di lontananza forzata – nella dimensione che le è più consona: quella live, dal vivo, reale, fisica, dopo la scorpacciata (leggi indigestione) di sfilate digitali, tutte diverse ma tutte in fondo così uguali (tutte un po’ noiose diciamocelo) con le quali il sistema moda ha provato a sopperire all’impossibilità, inutile aggiungere causa Coronavirus, di produrre eventi reali nei e coi quali mostrare alla stampa e ai compratori le nuove collezioni.
E invece le creazioni pensate dai grandi stilisti del made in Italy per la Primavera-Estate 2022 arrivano (per lo più) su passerelle reali, in location reali, indossate da modelle reali (be’, alcune così belle da sembrare opere di fantasia), davanti a un pubblico reale, con applausi reali (insomma, più o meno, perché gli applausi non si fanno più, per privilegiare le riprese con lo smartphone da instagrammare subito subito).
Fa eccezione Antonio Marras, che sceglie di raccontare con un video poetico e tragico assieme tanto la sua nuova collezione, quanto la sua Sardegna, scelta come palcoscenico dello show virtuale, il cui cuore è stato ferito nei mesi scorsi dagli incendi che abbiamo purtroppo imparato a vivere quasi in diretta nei telegiornali.
A debuttare nel formato reale (dopo gli esordi ufficiali digital della scorsa stagione) sono due nomi di primo piano del panorama creativo contemporaneo, alle redini di brand dalla storia prestigiosa. Kim Jones per Fendi da una parte, e Fausto Puglisi per Roberto Cavalli dall’altra. Se il primo va a ricercare negli archivi della lunga storia della maison elementi Seventies (tra i quali una bellissima stampa a visi e labbra, ideata da Karl Lagerfeld) da attualizzare in una collezione che alterna il total white a fantasie coloratissime, il secondo… pure! Anche lo stilista siciliano, infatti, studia i pezzi storici più clamorosamente celebri (ma sì, e diciamolo almeno una volta, questo aggettivo: iconici!) del creativo fiorentino, per riproporli filtrati dalla sua sensibilità (che comunque dimostra grande sintonia con quella del Re dell’animalier). Tigri e tigrati, zebre e zebrati, un po’ d’oro e qualche piuma: il gioco della femminilità ruggisce ancora.
A farsi notare grazie alle loro prove tutte convincenti e tutte da supportare (perché noi italiani non siamo sciovinisti almeno la metà degli americani, o almeno un quarto dei francesi? Mah!) sono i giovani Del Core, Marco Rambaldi e Alfredo Cortese col suo brand AC9. I loro nomi sono linkati alle loro collezioni: nulla di più facile che cliccarli per capire quanto siano bravi, ciascuno a modo suo.
All’insegna di certezze ben consolidate la sfilata di Alberta Ferretti – frange, intrecci, sinuosità tridimensionali, un tocco safari, lampi improvvisi di colore -, di N° 21 – che riesce a essere ancora un pizzico più sexy del solito, pur mandando in passerella anche maglie da rugby e giacche boxy… ma quando si sfodera un fianco: magia! – e di Jil Sander, disegnato dal magic duo Lucie e Luke Meier, che – se possiamo ammetterlo e confessarlo – con i suoi volumi forse apparentemente un po’ punitivi, ma super sofisticati, le sue lavorazioni concettuali, i suoi colori delicati e aciduli assieme, è il nostro vero colpo al cuore di questa prima giornata di fashion Week.
Ma siamo solo all’inizio, e siamo ben più che disposti a innamorarci in continuazione. Almeno nei prossimi 3 o 4 giorni. Poi, nella vita, restiamo fedelissimi.