La stagione del non lavoro
Cala sull’italica condizione come una sentenza senza appello un aforisma di Milton Friedman: «Se tu paghi la gente che non lavora e la tassi quando lavora, non esser sorpreso se produci disoccupazione». L’economista americano fu l’ispiratore di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, e ai Cinque stelle prima maniera andava di traverso. Luigi Di Maio, oggi compassato ministro degli Esteri, il 28 settembre del 2018 si affacciò dal balcone di Palazzo Chigi - in Italia peraltro i balconi non portano benissimo - contornato dai suoi ministri e vice gridando: «Oggi aboliamo la povertà». Avevano varato il reddito di cittadinanza che poi si è allargato anche alla pensione di cittadinanza.
A distanza di tre anni e mezzo i numeri dicono che in Italia ci sono 5,7 milioni di nuovi poveri. È una storia che ha del surreale. L’Italia, uno dei Paesi più vecchi al mondo, ha il record europeo di Neet: giovani che né studiano né lavorano, oltre 2 milioni, il 25,4 per cento della fascia d’età da 15 a 34 anni.
Questi due dati, popolazione anziana pari a 17, 8 milioni di pensionati (di cui 3,9 con assegni assistenziali) per un esborso Inps di circa 240 miliardi, con quello dei Neet vanno incrociati per capire un arcano: nel nostro Paese mancano oggi 300 mila persone che accettino di lavorare tra turismo e commercio, altri 100 mila operai agricoli, 80 mila fra industria, trasporti ed edilizia. La spiegazione sono il reddito e la pensione di cittadinanza, che assicurano una media di 520 euro mensili a 1,7 milioni di famiglie, ma il 44 per cento sono giovani single. Basta interrompere un mese per ricominciare il giro che vale 18 mesi di assegni di cittadinanza. Matteo Renzi leader di Italia viva vuole abolirli per referendum. Ma se i giovani rifiutano il lavoro è solo colpa del reddito minimo garantito dallo Stato? Il ministro all’Innovazione Vittorio Colao, già super manager al quale vanno costantemente deserte le gare per internet nelle zone svantaggiate e accumula ritardi per il Pnrr, ha strigliato gli industriali: «Dico al mondo imprenditoriale: assumete di più e pagate di più, soprattutto i giovani e i migliori laureati. Formandoli costantemente e combattendo con convinzione le discriminazioni».
Il tema del salario c’è, ma il ministro stavolta ha fatto la figura del male informato. Perché qui si stanno cercando camerieri, cuochi, bagnini - peraltro lo Stato ha pensato bene di sfrattare anche i loro datori di lavoro obbedendo alla direttiva Bolkestein - saldatori, carpentieri, autisti, portieri, potatori, raccoglitori, trattoristi. C’è un dato incontrovertibile: il peso di fisco e contributi sui salari italiani è il più alto tra gli Stati Ocse, il quinto nel mondo, pari al 46,5 per cento. Peraltro è un prelievo praticato sugli stipendi più bassi di tutto l’Occidente. Osservando il grafico delle variazioni medie dei salari tra il 1990 e il 2020 si vede che per un lituano (arriva dal basso) la paga è aumentata del 279,5 per cento, per un irlandese dell’85, per un tedesco del 33,7, per un greco malgrado la crisi del 30,5 per cento, mentre per un italiano è diminuito, unico nelle economie sviluppate, del 2,9 per cento.
Però non sono venute risposte pronte né dal ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd), che è arrivato a dire «riduciamo il cuneo fiscale solo a chi assume» e del pari difende il reddito di cittadinanza, né dai sindacati con Maurizio Landini (Cgil) che continua a chiedere aumenti salariali, visti come fumo negli occhi dal governatore di Bankitalia causa spirale inflazionistica,. Si discute molto di salario minimo e il riconfermato segretario generale della Cisl Luigi Sbarra ha mandato a dire al governo: «No alla legge sul salario minimo. Per i lavoratori poveri è una risposta sbagliata, vanno rafforzati i contratti nazionali». Ma dalla Riviera Romagnola alle città d’arte, dalle campagne della Sicilia alle colline del Chianti è sempre lo stesso lamento: cerchiamo personale, ma rifiutano il lavoro.
Il ministro per il Turismo Massimo Garavaglia (Lega), constatando che andrà a ramengo la stagione che doveva segnare la ripresa del settore perché mancano 250 mila addetti, ha lanciato questa idea: «Facciamo arrivare più lavoratori stranieri, facciamo formazione rapida, semplifichiamo le norme». Insomma, adda passà ’a nuttata, che è poi la filosofia di chi come Licia Ronzulli, l’astro nascente di Forza Italia, dice «sospendiamo d’estate il reddito di cittadinanza e rimettiamo i voucher». A nessuno viene in mente che il personale qualificato cui è stata negata la cassa integrazione durante la pandemia da Covid se n’è andato e ha cambiato mestiere. Pandemia, lockdwn e smartworking hanno mutato radicalmente le aspettative e il rapporto delle persone con il lavoro.
Nessuno si occupa della generazione Yolo, fatta esattamente dai Neet che obbediscono al credo del rapper Drake «You only live once», si vive una volta sola. Nel 2021 c’è stato un incremento del 37 per cento di dimissioni, ma addirittura il posto nel pubblico viene rifiutato. Il ministro per le Infrastrutture Enrico Giovannini alla Camera ha dovuto ammettere: «Le recenti assunzioni per i Provveditorati e le Motorizzazioni sono andate in parte deserte. Su 320 funzionari una quota consistente ha rinunciato a meno che non gli fosse stata indicata una sede al Sud».
Si è passati dal posto fisso al posto «fesso». L’aspirazione celebrata dal film Quo Vado di Checco Zalone non è più attuale. Figurarsi per chi deve fare il cameriere o il guardia spiaggia a 9 euro lorde l’ora per 6 ore di contratto e il resto al nero senza riposi e con turni da 10-12 ore. «È sempre stato così» dice Ganluigi Silvestri, maître tra i più apprezzati. «La differenza è che dopo il lockdown i giovani hanno scoperto che possono vivere lavorando poco anche perché il welfare familiare, ossia la pensione dei nonni aiuta. Se vengono a lavorare vogliono fare poche ore e in nero».
Bastava pensarci durante la pandemia che il turismo andava tutelato, vanno ripensati gli istituti alberghieri e anche gli stipendi e i contratti. Difficile dare ragione ad Alessandro Borghese che punta il dito sui giovani alieni al sacrificio, difficile anche pensare che bastino gli appelli degli stellati: da Massimo Bottura a Moreno Cedroni. La Fipe (pubblici esercizi) si è inventata i Talent Day itineranti per far incontrare domanda e offerta di lavoro. Per ora ha raccolto poco.
Come pochissimo si raccoglierà in vendemmia: c’è il rischio che la frutta, compresa l’uva, marcisca sulle piante: non si trovano raccoglitori, neppure gli studenti che un tempo facevano la stagione. Perché più del digiuno poté il computer. Sono gli effetti del long Covid occupazionale, anche i bartender hanno scoperto che con il lavoro da remoto basta un computer, acquisire un po’ di competenze digitali - è boom dei corsi online - e si ha quanto basta per vivere. Il credo è: lasciatemi in pace voglio stare «yolo»!