PD, grosso guaio al sud
Rione Terra, a Pozzuoli, è il cuore del centro storico in questa periferia napoletana: un’area recuperata e restituita ai cittadini con tanto di cerimonia d’auguri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da qui, qualche settimana dopo, sono partiti i cerchi concentrici di un’inchiesta poco mediatica che si stanno allargando in tutto il Sud e che rischiano di far saltare lo schema giallo-rosso nato sotto l’ex segretario Pd Nicola Zingaretti ma messo a punto con quello attuale, Enrico Letta.
Appena i pentastellati hanno saputo che il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia era indagato per un’ipotizzata turbativa d’asta e c’era mezzo Partito democratico coinvolto, hanno mollato la maggioranza. Anche perché si è capito subito che l’indagine, coordinata dal procuratore facente funzioni Rosa Volpe e dai pm Stefano Capuano e Immacolata Sica, puntava in alto: verso la vetta dell’oligarchia dem, dove, da responsabile delle Agorà democratiche, sedeva Nicola Oddati: componente della direzione nazionale oltre che dirigente della sede di rappresentanza a Roma della Regione Campania con nomina arrivata nell’èra De Luca, già braccio destro di Zingaretti, con la massima fiducia riconfermata da Letta, tanto da ottenere da lui l’incarico da commissario della segreteria provinciale di Taranto, dove c’erano molto cose da sistemare.
L’11 gennaio scorso Oddati, che era intercettato, viene fermato dalla polizia alla stazione Termini di Roma. Da una busta che teneva in tasca saltano fuori 14 mila euro in contanti. Una circostanza difficile da spiegare per una persona che lavora con la politica e, come ricostruiscono le indagini, è accerchiato da imprenditori. «Io posso... noi possiamo... non ti preoccupare... ci penso io» diceva Oddati a Salvatore Musella, dominus dell’impresa di progettazione Cytec srl, che in quel momento puntava al mega appalto per la riqualificazione di Rione Terra, poi aggiudicato a Cultura e natura srl, società che prevale presentando una migliore offerta economica e per cui, stando alle convinzioni espresse nelle intercettazioni dal sindaco di Pozzuoli, avrebbe nutrito uno «specifico interesse» il governatore Vincenzo De Luca.
L’inchiesta nasce così: da una gara da circa 10 milioni di euro bandita dal Comune di Pozzuoli, per la quale il sindaco avrebbe chiesto delle assunzioni proprio a Musella, che a sua volta avrebbe tentato di oliare il meccanismo con un flusso di denaro per Oddati. Gli investigatori hanno rilevato almeno cinque versamenti. L’ultimo dei quali sarebbe finito in tasca a Oddati il giorno della figuraccia alla stazione Termini. Un altro versamento da 20 mila euro, invece, gli inquirenti lo fanno risalire ad agosto 2021.
Ma di quella cifra, spiegano, solo 4 mila euro sarebbero stati destinati a Oddati. Perché, stando alle accuse, ci sarebbero stati altri ingranaggi da lubrificare. Che per la Procura hanno nomi e cognomi: Luciano Santoro, già candidato alla segreteria provinciale del Pd a Taranto (città in cui Musella mirava a ristrutturare lo storico Palazzo Carducci nella Città Vecchia), e Sebastiano Romeo, ex segretario provinciale a Reggio Calabria. Entrambi sono accusati di traffico illecito di influenze. Le intercettazioni, confermano gli investigatori, sono «scottanti». E il Pd comincia a preoccuparsi seriamente.
Anche perché l’altra settimana, in gran silenzio (anche mediatico), è stato sentito come testimone il tesoriere nazionale Walter Verini. E i telefoni hanno ricominciato a squillare sull’asse che collega Roma e Napoli a Taranto e Reggio Calabria. Verini è stato incalzato dai pm con domande su statuto, regolamenti e cassa, spiegando che le tesorerie locali hanno autonomia. Dettaglio, questo, che gli investigatori hanno subito annotato.
A muoversi disinvoltamente attorno a Oddati, però, non c’erano solo costruttori. Gli investigatori hanno monitorato anche la presenza di Diego Righini, imprenditore del settore dello spettacolo «con il compito di organizzare la parte degli eventi culturali e degli spettacoli da tenersi nel Rione Terra», la cui immagine andava rilanciata. E pure in questo caso in Procura hanno il sospetto che siano circolati denari. Durante un incontro con entrambi gli imprenditori indagati, Oddati spiega: «Io ogni cosa che faccio è soggetta all’antiriciclaggio... in più sono dipendente pubblico e come tale devo dichiarare al mio ente ogni diverso introito che deve essere autorizzato. Allora mo’ a questa cosa qua si può ovviare...».
Righini sembra cercare una strada per poter retribuire Oddati: «Solo che figura che, diciamo così, io sono la tua agenzia, come lo sono per Pino, no? Siccome non ti pago, perché non abbiamo un accordo, ti pagherò...». E Musella pare aver trovato la soluzione: «Come rimborso spese».
Ma per Oddati ci sarebbero state anche delle «utilità»: in Procura hanno notizia di un sarto del lusso di Secondigliano, le cui confezioni esclusive sarebbero state ritirate dal dem ma pagate da terzi. Una frase che gli investigatori attribuiscono a un collaboratore di Musella, infine, ha fatto crescere i sospetti: «Se non fa quello che deve fare... (il vestito, ndr) non glielo facciamo».