Salute mentale, il problema rimosso
Quando nel 1976 furono chiusi i manicomi, a torto o a ragione, quello che certamente mancò e manca fu di costituire una struttura importante, presente ed efficace sul territorio, o in reparti specializzati degli ospedali, che aiuti i malati e al pari le loro famiglie, spesso disperate e comprensibilmente tali perché provate dall’impotenza di gestire con l’amore ciò che solo la medicina può provare a gestire e (talora) a risolvere.
È successo così pochi giorni fa a Gianluca Loprete, 19 anni, studente con problemi psichici di Sesto San Giovanni. Quando i carabinieri sono arrivati a casa lo hanno trovato in stato di choc, dopo che aveva ucciso e fatto a pezzi con un coltello il padre, 57 anni.
Il ragazzo era da anni in cura psichiatrica, l’ultima volta che aveva visitato il centro psicosociale era lo scorso marzo, e non aveva mai avuto - così sembra - comportamenti violenti; né c’erano stati di recente interventi delle forze dell’ordine in quella palazzina, dov’è successo l’inimmaginabile. Il padre del giovane, un dirigente di banca, era apparso ai vicini depresso, sconsolato, rassegnato; andava a lavorare solo pochi giorni, aveva capelli e barba lunghi che lasciavano intuire la disperazione e la depressione di un uomo che dovrebbe fare ciò che non è in grado di fare: curare.
Ha detto bene Claudio Mencacci, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze e salute mentale del’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano: «Il tema della salute mentale è centrale, anche se spesso non è all’ordine del giorno delle istituzioni. E in questo momento riguarda soprattutto le giovani generazioni che sono uscite particolarmente sofferenti dall’esperienza della pandemia. Servono più risorse».
Basti pensare che nei Paesi ad alto reddito la percentuale del Fondo sanitario nazionale destinata alla salute mentale si aggira intorno al 10 per cento, mentre da noi ora è al 3,2 per cento. Inoltre, è sempre Mencacci a parlare, «mancano professionisti. Ci sono ospedali in cui sono stati chiusi i reparti di Psichiatria per carenza di personale. Così si è ridotto anche il numero dei pazienti che accedono ai servizi pubblici. Siamo passati dagli 850 mila del 2017 ai 730 mila del 2020. Abbiamo in cura poco più dell’1,5 per cento della popolazione rispetto al 5 per cento che ci aspetteremmo».
E non è un problema solo per i pazienti ma, come dicevamo, anche per le famiglie che spesso non sanno come intervenire, quali comportamenti adottare, che tipo di rapporto instaurare con una persona malata in famiglia. Per questo sarebbero importanti centri con una maggiore presenza di personale per accompagnare le famiglie e aiutarle, citando ancora lo psichiatra, «a capire quali atteggiamenti evitare per non far scattare la scintilla nei pazienti e cosa fare per non amplificare lo scontro. Ma anche rendersi conto di quando occorre chiamare il 112».
Questo è uno dei classici casi in cui per motivi ideologici - per carità, anche fondati - si chiude un’istituzione ritenuta ingiusta, inefficiente e dannosa (come i manicomi), ma poi si lascia il lavoro sulle spalle dei pazienti e dei loro cari. Andando avanti con gli anni, la situazione peggiora e le risorse per una rete territoriale di aiuto ai malati psichici e alle loro famiglie diventa sempre più esigua. Sempre meno capillare. Sempre meno in grado di intervenire con la prontezza e la velocità che richiedono questi casi. Sempre meno capace, soprattutto, di accompagnare, che vuol dire prendere per mano famiglie e pazienti e seguirle in un cammino doloroso, lungo, spesso senza grandi speranze ma obbligatorio.
Questo veramente è un settore in cui non c’è più tempo per aspettare. E lo dicono con chiarezza i dati sulle giovani generazioni, soprattutto per gli effetti della pandemia sulla loro vita psichica. Ma, a prescindere dal Covid, ce lo dice il numero crescente di ragazzi con dipendenza digitale, malati di social e internet. Anche qui, ce ne occupiamo quando succede l’irreparabile, l’irrimediabile. Affinché sia possibile affrontare tutto ciò occorre che le risorse per curare e il numero degli operatori crescano in fretta e secondo le esigenze reali. n
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