Odio sulle piattaforme web contro la famiglia di Filippo: insulti pesanti e minacce
Un clima di odio che monta sui social. Contro la famiglia di Filippo, contro l’avvocato del ragazzo, contro i gestori della trattoria un tempo dei Turetta. Tanti in queste ore i post sui social che puntano il dito contro la famiglia Turetta.
Ma non solo. Sono piombati in un incubo i titolari della trattoria La Cicogna di via Abate Barbieri, a Torreglia. Il locale, in passato era di proprietà della famiglia Turetta e molti continuano ad associare La Cicogna alla famiglia del ragazzo. In realtà il ristorante ha cambiato totalmente gestione già dal 2011, ma il messaggio pare non essere stato recepito da molti clienti.
La famiglia Fesio è esasperata e preoccupata. «Siamo devastati e arrabbiati», commenta Federico Fesio, che assieme al fratello Manuel gestisce il locale: «Sono arrivate disdette in serie. Avevamo già prenotati per la serata un centinaio di clienti e ben trequarti di questi hanno annullato. Alla fine ci siamo ritrovati con 25 clienti. Il telefono è stato bollente. Ci hanno apostrofato come una famiglia di assassini. Anche sui social e su Tripadvisor ci hanno detto di vergognarci, che siamo dei falliti e che abbiamo generato un mostro. O che i genitori hanno procreato un assassino».
La famiglia Fesio ha allora deciso di rivolgersi ad un legale.
In difesa dei genitori di Federico Turetta interviene Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera.
«La famiglia Turetta», dichiara, «è vittima di minacce social, di insulti, addirittura di tentativi di aggressione avvenuti in posti che si ritenevano di loro proprietà: è una cosa da colonna infame che per una Nazione civile è inaccettabile. Che colpa hanno i genitori di Filippo? Sono devastati quasi allo stesso modo di quelli di Giulia. Prendersela con loro è da vigliacchi e non rende onore a un Paese di grandi tradizioni civili. Forse è il caso che tutti gli amministratori di media facciano un esame e , nel rispetto assoluto della memoria di una ragazza che merita giustizia, evitino in ogni modo il proliferare di manifestazioni assurde e vergognose».

